Pensare ai fatti nostri

Pregate per tutti i santi, e anche per me, affinché mi sia dato di parlare apertamente per far conoscere con franchezza il mistero del vangelo, per il quale sono ambasciatore in catene, perché lo annunci francamente, come conviene che ne parli. (Efesini 6:18-20)

D.L. Moody, il famoso evangelista, annunciava l’evangelo a Chicago. Uscendo dalla sala dove aveva appena predicato, vide un individuo dall’aria tetra appoggiato ad un lampione. L’evangelista gli pose amichevolmente una mano sulla spalla e gli chiese se era un credente.

Ma l’uomo, che lo aveva riconosciuto, alzò il pugno ed esclamò irritato: “Pensi ai fatti suoi!” “Sono spiacente di averla offesa – rispose Moody – ma per essere chiaro, è proprio in questo che consistono i fatti miei: mostrare alle persone il cammino della salvezza e invitarli a credere al Signore Gesù Cristo”. Poi continuò la sua strada, consapevole che per il momento non avrebbe potuto fare nulla di più.

Una sera, circa tre mesi dopo quest’episodio, l’evangelista fu svegliato nel sonno da qualcuno che bussava alla porta. “Chi è?” egli chiese. Il nome pronunciato dal visitatore non gli era noto. “Che cosa desidera?”; “Voglio diventare un credente”.

Aprendo la porta, Moody si trovò di fronte a colui che si era così brutalmente offeso per la sua testimonianza sulla strada. Il visitatore si scusò per il contegno che aveva tenuto quel giorno nei confronti dell’evangelista, e ammise che la sua coscienza era tormentata dal momento del loro primo incontro. Lo Spirito Santo era all’opera nel cuore di quest’uomo, e Moody lo condusse a Cristo.

Quando invitiamo qualcuno a ricevere Cristo come il proprio Salvatore, ci occupiamo veramente dei fatti nostri … o piuttosto degli affari del Signore?

Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: siate riconciliati con Dio. (2 Corinzi 5:20)

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