Per i miei meriti?

Come può dunque l’uomo essere giusto davanti a Dio, o come può essere puro un nato di donna? (Giobbe 25:4)

“Lei pensa di andare in paradiso? – Si, lo spero proprio. – Che cosa glielo fa credere? – Senza vantarmi, penso di essere un uomo onesto, un buon marito e un buon padre. Non bevo, non ho vizi e mi conoscono come un buon vicino di casa.

– Basta così? – Credo in Dio. Lei lo sa, sono tollerante verso tutte le religioni, purché si sia sinceri.- Niente di più? – Ebbene, mi pare che già questo non sia male.

– Caro amico, tutto questo sta bene, ma non le dà dei diritti per meritare il paradiso. Lei è, davanti a Dio, un peccatore come tutti gli uomini”.

Il viso dell’uomo s’indurì. A suo avviso, quello che andava bene per gli uomini doveva essere sufficiente anche per Dio. Il credente che l’aveva interpellato gli parlò di Gesù Cristo, dell’opera perfetta da lui compiuta alla croce, della salvezza gratuita offerta da Dio a chi crede.

Noi, di nascita Giudei e non peccatori fra i gentili, sapendo che l’uomo non è giustificato per le opere della legge ma per mezzo della fede in Gesù Cristo, abbiamo creduto anche noi in Cristo Gesù, affinché fossimo giustificati mediante la fede di Cristo e non mediante le opere della legge, poiché nessuna carne sarà giustificata per mezzo della legge. (Galati 2:15-16)

Il viso dell’uomo rimaneva scuro. Perché aveva bisogno di essere salvato se riteneva di essere un giusto?

Noi ci gloriamo di una vita esteriormente irreprensibile, ma Dio investiga i cuori. Allora l’uomo come sarà giusto davanti a Dio? Solo il sacrificio di Gesù Cristo può purificare da ogni peccato e renderci giusti, adatti per il cielo. E’ sufficiente che l’accettiamo con umiltà e riconoscenza.

Io sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me; e quella vita che ora vivo nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me. (Galati 2:20)

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