Perché la prova?

Sai tu come le nubi si librino nell’aria, le meraviglie di colui che sa tutto? (Giobbe 37:16)

Questa domanda rivolta a Giobbe, riguardava esclusivamente il dominio della natura, ma per noi acquista anche un significato spirituale.

Perché tante prove nel nostro cammino? Non lo comprendiamo.

Perché ti abbatti, anima mia, perché gemi dentro di me? Spera in DIO, perché io lo celebrerò ancora per la liberazione della sua presenza. (Salmi 42:5)

Ci resta però una certezza: queste prove fanno parte delle opere meravigliose di Colui la cui sapienza è infinita. Dio non sbaglio, né quando manda le nuvole nere, né quando le scaccia. Possiamo anche applicare a noi stessi ciò che Gesù diceva a Pietro:

Gesù rispose e gli disse: «Quello che io faccio, ora non lo comprendi, ma lo comprenderai dopo». (Giovanni 13:7)

Quella nuvolo che ha riempito il nostro cuore di tristezza può essere “carica di umidità”, figura della benedizione che Dio ha in vista per noi tramite la prova.

Carica le dense nubi di umidità e disperde lontano le sue nubi luminose. (Giobbe 37:11)

Nei giorni della prova, leggiamo e meditiamo ancora di più la Parola di Dio.

Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, in modo da dare il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà la mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non ritornerà a me a vuoto, senza avere compiuto ciò che desidero e realizzato pienamente ciò per cui l’ho mandata. (Isaia 55:10-11)

Per grande e potente che sia, l’uomo non può regolare il corso delle nuvole; e meno male che è così. Anche Satana non può fare nulla senza il permesso divino, e agisce soltanto nei limiti definiti che Dio gli assegna.

L’Eterno disse a Satana: «Ecco, tutto ciò che possiede è in tuo potere; non stendere però la mano sulla sua persona». Così Satana si ritirò dalla presenza dell’Eterno. (Giobbe 1:12)

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