Quell’empio ha forse detto a Dio: “Io porto la mia pena, non farò più il male, mostrami tu quel che non so vedere; se ho agito perversamente, non lo farò più”? (Giobbe 34:31-32)
Ero bambina, e ho visto i miei genitori litigare furiosamente. A scuola, ho visto dei compagni picchiarsi per una matita a colori. Nell’adolescenza, ho visto la violenza dei ragazzi in strada. Nel mondo del lavoro ho visto le lotte per il potere, la viltà, le promesse non mantenute, le menzogne, le ipocrisie. Nella vita di coppia, ho visto inganni, intolleranza e tradimenti.
Non ho avuto occasione di vedere da vicino gravi fatti di delinquenza, ma ho sofferto nel vedere le conseguenze che si sono perpetrate nel tempo e nelle persone. In ogni ambiente della società come in molte famiglie, ho visto uomini, in preda alle proprie passioni, diventare orgogliosi, presuntuosi, bugiardi, infedeli, violenti avidi.
Poi la Bibbia è comparsa nella mia vita e in essa ho visto me stessa, quello che c’era nel mio cuore. Avevo visto chiaramente le cattiverie degli altri, ma non le mie! La Bibbia mi ha presentato innanzitutto il Dio creatore, Santo e Perfetto, che non può sopportare il male. Poi mi ha mostrato Gesù, il Suo Figlio. Mi ha parlato del peccato e io, come in uno specchio, per la prima volta, mi sono visto sfigurata dai suoi effetti.
Mi ha mostrato il mio stato interiore e mi ha dimostrato che ero incapace di migliorarmi da sola. Allora mi ha presentato l’unico rimedio: la fede in Gesù, che ha pagato per me sulla croce!
Testimonianza di S.C.




