Più di tre millenni dopo la sua morte, si può ancora vedere il suo viso… in realtà, solo qualche resto disseccato su una mummia al museo del Cairo. Celebre tra i Faraoni dell’Egitto, Ramsete II fu un costruttore di monumenti grandiosi.
Eppure quest’uomo, grande fra tutti, onorato come un dio, non pareva ancora sodisfatto. Per sembrare ancora più grande, non esitò a firmare col suo nome un gran numero di opere dei suoi predecessori.
Ramsete II fu il Faraone che ha incontrato Mosè. Quanto è emozionante pensare a questo guardando la sua mummia dalla pelle tesa e sfaldata!
Mosè, invece, non ha fatto nulla perché il suo proprio corpo fosse conservato. Nessuno conosce neppure dove il suo corpo sia stato sotterrato. Ma, generazioni di credenti hanno letto i suoi scritti, i primi cinque libri della Bibbia.
Ramsete II paragonato a Mosè: da un lato l’edificatore di monumenti; dall’altro l’uomo che insegnò la legge di Dio. Da un lato, il potere dell’uomo; dall’altro, la potenza della fede.
Mosè avrebbe potuto rimanere alla corte del Faraone, ma ha abbandonato gli onori del mondo, spesso legati alla menzogna e all’ingiustizia, per incontrare Dio e servire il suo popolo.
Per fede Mosè, divenuto adulto, rifiutò di essere chiamato figlio della figlia del Faraone, scegliendo piuttosto di essere maltrattato col popolo di Dio che di godere per breve tempo i piaceri del peccato, stimando il vituperio di Cristo ricchezza maggiore dei tesori di Egitto, perché aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa. Per fede lasciò l’Egitto senza temere l’ira del re, perché rimase fermo come se vedesse colui che è invisibile. (Ebrei 11:24-27)
E noi credenti, ricerchiamo ancora la gloria del mondo? O abbiamo deciso di ascoltare Gesù e di vivere in sua compagnia afferrando i veri valori che sono eterni?




