Reagire pregando

Tutto il suo popolo sospira in cerca di pane; danno le loro cose più preziose in cambio di cibo per riprendere vita. «Guarda, o Eterno, e considera come sono diventata spregevole!». (Lamentazioni 1:11)

Il libro delle Lamentazioni, scritto da Geremia, delinea il tempo della distruzione di Gerusalemme e della deportazione di molti israeliti in Babilonia. Esso è una raccolta di preghiere fatte in tempo di dura prova e di sconfitta. E’ un vero e proprio “lamento” nei confronti del Signore per ciò che è accaduto, ma senza che diventi una protesta contro di Lui.

La preghiera qui riportata è dettata da un cuore afflitto che non si ammutolisce di fronte alle difficoltà e al male, ma indirizza con fede la sua richiesta a Dio che può intervenire. Non c’è rassegnazione in queste parole, bensì fiducia in un Signore giusto. C’è amarezza, ma anche confessione dei peccati. C’è invocazione insieme all’accettazione della superiore volontà divina.

Chi non sa gridare il proprio dolore ed esprimerlo apertamente dinanzi a Dio, come Gesù nel Getsemani, non sa “lottare” con Lui, caratteristica della vera fede. Il Signore non opprime l’uomo impedendo che apra la bocca, ma è sempre attento al grido del misero. Questa è vera preghiera, quando la fede non è soffocata né sconfitta nell’irriverenza, ma trova in Dio il giusto, sano sfogo!

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