Responsabilità personale

Ecco, tutte le anime sono mie; tanto l’anima del padre come l’anima del figlio sono mie. L’anima che pecca morirà. (Ezechiele 18:4)

Gli Israeliti usavano dire: “I padri hanno mangiato uva acerba e i denti dei figli si sono allegati” (Ezechiele 18:2), ma il Signore ordinò di non usare tale proverbio, poiché ognuno è responsabile dei propri peccati e deve allontanarsi da essi.

Oggi è diffusa l’idea che gli individui non possono essere incolpati per ciò che fanno o non riescono a fare. Si è soliti rintracciare la causa delle proprie mancanze nelle negligenze dei genitori, degli insegnanti o dello Stato, ma non in sé stessi.

Un professore, licenziato da un università americana perché reo di aver continuato a riscuotere la pensione della madre per sei anni dopo la sua morte, si giustificò parlando di “una grave svista” dovuta ai suoi impegni e a un suo stato di depressione. Alle scuse “scarica-barile” di questo tipo, la Bibbia risponde chiaramente che ciascuno renderà conto delle proprie azioni a Dio.

Ciascuno risponderà al Giudice Onnisciente di ogni comportamento contrario alla Sua legge santa. La sola speranza è quella di confessare i nostri peccati, ponendo fede in Gesù e sulla Sua opera espiatoria. Alla croce ci carichiamo delle nostre responsabilità, ma al contempo possiamo alleggerirci da tutte le nostre colpe.

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