Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio, non per opere, perché nessuno si glori. (Efesini 2:8-9)
Una questione fondamentale è quella della nostra condizione davanti a Dio. Come potrebbero degli essere colpevoli e limitati come noi placare un Dio offeso dai nostri peccati ed entrare nel suo favore? Impossibile!
La parola “Vangelo” significa “buona notizia”, e non è a caso. Infatti, la notizia è che Dio fa grazia, che offre gratuitamente la riconciliazione.
Dio è colui che ama e che dona, senza chiedere nulla in cambio. La grazia, per definizione, è un atto gratuito. Voler fare qualcosa noi per essere salvati equivale a vivere con la continua consapevolezza di non aver ma fatto abbastanza, e rinchiudersi nell’osservanza di una serie di regole credendo che essa siano una fonte di salvezza.
In questo modo si negherebbe il Vangelo della grazia e l’onnipotenza dell’amore di Dio Salvatore. Tuttavia Dio ci ama! Egli ha dimostrato che siamo peccatori e dice:
Che dunque? Abbiamo noi qualche superiorità? Niente affatto! Abbiamo infatti dimostrato precedentemente che tanto Giudei che Greci sono tutti sotto peccato, come sta scritto: «Non c’è alcun giusto, neppure uno. (Romani 3:9-10)
Ma ora, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, alla quale rendono testimonianza la legge e i profeti, cioè la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo verso tutti e sopra tutti coloro che credono, perché non c’è distinzione; poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono gratuitamente giustificati per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. (Romani 3:21-24)
Il suo amore ha brillato alla croce, quando ha fatto cadere sul suo Figlio il castigo che tutte le nostre azioni malvagie meritavano. E’ solo il prezzo pagato da Gesù Cristo che permette a Dio di farci grazia. Egli ci salva per pura grazia!
Cessiamo di contare sulle nostre buone opere per essere salvati, e non dubitiamo più dell’amore di Dio per noi. Crediamo semplicemente che il suo sacrificio è stato pienamente sufficiente per darci la vita, da ora e per sempre. Le buone opere seguiranno, a testimoniare che amiamo il Signore e desideriamo seguirlo.
Ora a colui che opera, la ricompensa non è considerata come grazia, ma come debito; invece colui che non opera, ma crede in colui che giustifica l’empio, la sua fede gli è imputata come giustizia. (Romani 4:4-5)



