Testimoni della sua resurrezione

Voi siete testimoni di queste cose. (Luca 24:48)

La Pasqua è una delle poche occasioni in cui si sente parlare del sacrificio che Gesù ha compiuto per la salvezza dell’uomo; e ci si rattrista al pensiero di quanto il Salvatore abbia sofferto, senza mai chiedersi il perché.

Ciò vuol dire che difficilmente si riflette sull’immenso amore di Dio nei confronti dell’umanità che lo ha spinto ad un tale sacrificio, che non è stato espressione di un interesse “una tantum”, ma che vuole essere il punto di partenza di una nuova relazione con Lui.

In certi ambienti, intorno alla figura di Gesù aleggia un alone mesto e malinconico, legato al ricordo della Sua sofferenza e si celebra la Pasqua in un clima di tristezza, aspettando questa ricorrenza sottoponendosi a sacrifici e privazioni.

E’ vero che Egli soffrì, fu flagellato, schernito, coperto di ingiurie e di sputi, spogliato dei Suoi abiti e avviato verso la via del Calvario sotto il peso della croce su cui venne inchiodato. Ma tre giorni dopo la Sua morte, resuscitò gloriosamente e visitò quanti Lo avevano amato.

I discepoli ebbero modo di gioire con il Signore prima che risalisse in cielo, in modo che fossero testimoni della Sua resurrezione e ricevessero da Lui il comando di predicare nel Suo nome il ravvedimento ed il perdono dei peccati ad ogni persona. Essi ubbidirono e dalla loro predicazione, confermata dal Signore con segni, prodigi e miracoli, nacquero migliaia di altri testimoni.

Anche noi siamo chiamati ad essere testimoni della Sua resurrezione, però se la nostra vita non dà prova che Gesù la conduce, che Egli è vivente ed operante in mezzo a noi, potremo anche essere degli abili oratori, ma chi crederà alla nostra testimonianza?

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