Testimoni inaspettati

È meglio infatti, se tale è la volontà di Dio, soffrire facendo il bene piuttosto che facendo il male, perché anche Cristo ha sofferto una volta per i peccati, il giusto per gl’ingiusti, per condurci a Dio. Fu messo a morte nella carne, ma vivificato dallo Spirito, nel quale egli andò anche a predicare agli spiriti che erano in carcere, che un tempo furono ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava ai giorni di Noè mentre si fabbricava l’arca, nella quale poche persone, otto in tutto, furono salvate attraverso l’acqua, la quale è figura del battesimo (non la rimozione di sporcizia della carne, ma la richiesta di buona coscienza presso Dio), che ora salva anche noi mediante la risurrezione di Gesù Cristo, il quale è andato in cielo ed è alla destra di Dio, dove gli sono sottoposti angeli, potestà e potenze. (1 Pietro 3:17-22)

Dopo qualche giorno, come Lui stesso aveva annunciato, Gesù Cristo è stato crocifisso. E’ stato tradito da Giuda, abbandonato dagli altri discepoli, rinnegato da Pietro e consegnato dai capi religiosi a Pilato, il governatore romano che lo condannerà alla crocifissione. Gesù rimane solo, ma ci sono dei testimoni inaspettati, che testimoniano l’innocenza di Gesù.

Il primo testimone è Giuda, che preso dal rimorso tornò dai capi religiosi.

Allora Giuda, che lo aveva tradito, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò i trenta sicli d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, tradendo il sangue innocente». Ma essi dissero: «Che c’importa? Pensaci tu!». (Matteo 27:3-4)

Il secondo è la moglie di Pilato, che indirizza a suo marito un solenne avvertimento.

Ora, mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere nulla a che fare con quel giusto, perché oggi ho molto sofferto in sogno, per causa sua». (Matteo 27:19)

Il terzo testimone è Pilato stesso, che per ben tre volte riconosce l’innocenza di Gesù, ma nonostante questo lo condanna a morte.

Pilato quindi disse ai capi dei sacerdoti e alle turbe: «Io non trovo nessuna colpa in quest’uomo». (Luca 23:4)

Il quarto testimone è un malfattore crocifisso accanto a Gesù. Il suo cuore è toccato e dopo aver confessato la sua colpevolezza dichiara l’innocenza di Gesù.

Noi in realtà siamo giustamente condannati, perché riceviamo la dovuta pena dei nostri misfatti, ma costui non ha commesso alcun male. (Luca 23:41)

Il centurione romano e i suoi soldati, impressionati dalla morte di Gesù, riconoscono che Egli, non solo era giusto, ma era anche il Figlio di Dio.

Allora il centurione, visto quanto era accaduto, glorificò Dio, dicendo: «Veramente quest’uomo era giusto». (Luca 23:47)

Ora il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, veduto il terremoto e le cose accadute, temettero grandemente e dissero: «Veramente costui era il Figlio di Dio!». (Matteo 27:54)

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