Tutta la mia storia sulla parete

Perciò, non giudicate di nulla innanzi al tempo, finché sia venuto il Signore, il quale metterà in luce le cose occulte delle tenebre, e manifesterà i consigli de’ cuori; e allora ciascuno avrà la sua lode da Dio. (1 Corinzi 4:5)

Una sera il famoso evangelista Cesare Malan aveva centrato la sua predicazione sulla scena impressionante del festino di Belsatsar.

Il re Belshatsar fece un gran banchetto a mille dei suoi grandi e in presenza dei mille bevve vino. Mentre degustava il vino, Belshatsar ordinò di far portare i vasi d’oro e d’argento che suo padre Nebukadnetsar aveva portato via dal tempio che era in Gerusalemme, perché in essi bevessero il re e i suoi grandi, le sue mogli e le sue concubine. Così si portarono i vasi d’oro che erano stati portati via dal santuario del tempio di Dio, che era in Gerusalemme, e in essi bevvero il re e i suoi grandi, le sue mogli e le sue concubine.

Bevvero vino e lodarono gli dèi d’oro, d’argento, di bronzo, di ferro, di legno e di pietra. In quel momento apparvero le dita di una mano d’uomo, che si misero a scrivere di fronte al candelabro sull’intonaco della parete del palazzo reale; e il re vide la parte di quella mano che scriveva. Allora l’aspetto del re cambiò e i suoi pensieri lo turbarono; le giunture dei suoi lombi si allentarono e i suoi ginocchi battevano l’uno contro l’altro. (Daniele 5:1-6)

Questa è la scritta che è stata tracciata: MENE, MENE, TEKEL UFARSIN. Questa è l’interpretazione di ogni parola: MENE: Dio ha fatto il conto del tuo regno e gli ha posto fine. TEKEL: tu sei stato pesato sulle bilance e sei stato trovato mancante. PERES: il tuo regno è stato diviso ed è stato dato ai Medi e ai Persiani». (Daniele 5:25-28)

Indicando con il dito la parete della sala, il predicatore gridò: “Se in questo momento, come al tempo di quel re, una mano misteriosa tracciasse su questo muro la storia della mia vita e della vostra, se alcune righe veritiere rivelassero le nostre azioni e i nostri pensieri segreti, chi fra noi oserebbe dare anche solo un’occhiata? Un giorno – aggiunse il predicatore – circa venticinque secoli fa, questo è avvenuto. Usando poche parole, la condanna di un re, senza appello, fu scritta sulla parete della sala del festino sotto gli occhi atterriti dei convitati”.

Rivolgendosi a coloro che pretendevano di guadagnarsi la salvezza mediante i loro meriti, Cesare Malan riprese: “Siate onesti con voi stessi. Esaminate il vostro passato. Che cosa vi trovate? Cosa avete che possa essere offerto in tutta sincerità a Dio? Nulla.”

E non vi è creatura alcuna occulta davanti a colui al quale abbiamo da render ragione; anzi tutte le cose son nude e scoperte agli occhi suoi. (Ebrei 4:13)

In effetti, com’è possibile sventare quella terribile minaccia che pesa su ciascun individuo? Un giorno, tutto sarà rivelato. Tutto ciò che merita il giudizio sarà condannato senza pietà dal Dio santo.

Per tutto questo non c’è che un rimedio; a tutte queste difficoltà non c’è che una risposta, per questo peccato c’è una sola possibilità di espiazione: il sacrificio di Gesù Cristo, il santo Figlio di Dio, compiuta una volta per tutte alla croce. Tutto è da Dio, nulla è dall’uomo. Ma bisogna credergli.

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