Una classificazione troppo semplicistica

Chi crede nel Figlio ha vita eterna, ma chi non ubbidisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio dimora su di lui». (Giovanni 3:36)

“Non ammetto la sua semplificazione” – diceva qualcuno. Salvato o perduto, credente o incredulo, è veramente classificare gli individui in maniera troppo semplicistica.

Eppure è cos’ che parla la Bibbia. Essa distingue coloro che hanno accettato l’Evangelo da coloro che, pur avendolo udito, non vi hanno prestato fede. Per questi ultimi la parola udita non giovò loro nulla.

Essa è scivolata sui loro cuori come l’acqua sulla roccia, senza lasciare alcuna traccia. Forse hanno anche gustato la poesia di qualche pagina della Sacra Scrittura, l’insegnamento morale di qualche altra, ma non hanno creduto al messaggio evangelico, cioè, che erano dei peccatori perduti e che Gesù era l’unico Salvatore.

Essi fanno pensare a dei grandi ammalati che non vogliono riconoscersi tali e che pertanto rifiutano le cure appropriate al loro stato. Sono perduti per colpa loro.

In contrasto con tali persone, i Tessalonicesi, a cui si rivolge l’apostolo Paolo, avevano “accettato la Parola di Dio” e, per mezzo della potenza dello Spirito Santo, questa aveva prodotto in loro un’opera di salvezza definitiva.

Certo, non erano migliori e né più meritevoli degli altri, ma avevano accettato in tutto il suo rigore il giudizio che Dio portava su di loro, e avevano creduto al sacrificio espiatorio di Gesù.

La sola domanda da porsi oggi è: a quale di queste due classi appartengo.

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