Uno sguardo che parla

Allora Gesù, fissandolo nel volto, l’amò e gli disse: «Una cosa ti manca; va’, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni, prendi la tua croce e seguimi». (Marco 10:21)

“2 Marzo 1996 . ore 15:00. Una pagina di diario

Sono solo, disperato, sento che la mia vita non ha senso. Ho appena finito di litigare, ancora una volta, con la mia ragazza, e mi ribello a questa vita e alle sue sofferenze.

Sono al lavoro e mi informano che qualcuno vuole vedermi.

E’ Andrea, mio fratello, che si è convertito da poco a Gesù Cristo. Anch’io avevo ascoltato il Vangelo, ma sono sempre stato incredulo.

Ho bisogno di parlare, e non esito a dire ad Andrea ciò che ho sul cuore. Egli mi ascolta, e mi guarda. Uno sguardo pieno di compassione e di speranza. Spero che mi dica qualcosa, una parola di conforto, ma lui non dice nulla, e mi guarda sempre con quella stessa espressione così carica di significato. Un’espressione che non mi sembra sua, ma del suo Salvatore.

Poi, mi dice che deve andare. Non lo trattengo, ma avrei tanto desiderato che restasse ancora un po’. Mi ritrovo solo, con in mente il suo sguardo che mi invita a volgermi a Gesù.

Ore 18:00 – Toccato dalla grazia di Dio, sono inginocchio; confesso i miei peccati e ricevo nel cuore Gesù come mio Salvatore e mio Signore.”

E il Signore, voltatosi, guardò Pietro. E Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». Allora Pietro uscì fuori e pianse amaramente. (Luca 22:61-62)

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