Ma quanto a me, non avvenga mai che io mi vanti all’infuori della croce del Signor nostro Gesù Cristo, per la quale il mondo è crocifisso a me e io al mondo. (Galati 6:14)
In questo mondo ognuno è fiero di qualcosa. Per gli uni sarà il successo sociale, per altri i figli, l’auto, la casa, i viaggi… E per noi, cristiani, qual’è il nostro motivo di fierezza?
Per l’apostolo Paolo era la croce del Signore Gesù. Non è sorprendente? La croce non è piuttosto qualcosa di vergognoso? Perché allora Paolo ne era fiero nel miglior senso della parola, non per vantarsene, ma per attaccarvisi, considerandolo un gran tesoro?
Perché è la morte di Cristo il cuore del cristianesimo. Alla croce è stato regolato il problema del male, incubo dello spirito degli uomini. Alla croce Dio ha manifestato il suo amore supremo.
Ma Dio manifesta il suo amore verso di noi in questo che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. (Romani 5:8)
Alla croce Cristo ha riportato la vittoria su tutte le forze del male.
Egli ha annientato il documento fatto di ordinamenti, che era contro di noi e che ci era nemico, e l’ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce; avendo quindi spogliato le potestà e i principati, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro in lui. (Colossesi 2:14-15)
Per mezzo di essa, Dio mette da parte la nostra vita nella carne, centrata su noi stessi, i cui motivi non sono altro che “l’io” sotto una forma o l’altra.
Allora si può manifestare la vita nuova che abbiamo ricevuto per la fede in Cristo. Troviamo la nostra felicità nell’amare Dio, nell’amare il nostro prossimo, nel compiere il bene, la volontà di Dio.
La croce di Cristo è il segreto della vita per il cristiano che può dire:
Io sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me; e quella vita che ora vivo nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me. (Galati 2:20)
Seguiamo colui che, per amore per noi, sopportò la croce, disprezzando l’infamia.
Anche noi dunque, essendo circondati da un così gran numero di testimoni, deposto ogni peso e il peccato che ci sta sempre attorno allettandoci, corriamo con perseveranza la gara che ci è posta davanti, tenendo gli occhi su Gesù, autore e compitore della nostra fede, il quale, per la gioia che gli era posta davanti, soffrì la croce disprezzando il vituperio e si è posto a sedere alla destra del trono di Dio. (Ebrei 12:1-2)
La sua croce diventa una linea di demarcazione; essa ci pone dalla parte del vincitore.



