Al giorno d’oggi sono numerosi quelli che non si aspettano più nulla dalla vita, se non qualche soddisfazione materiale di breve durata. Gli ideali che avevano fatto brillare i loro occhi di bambino sono svaniti, e sono rimaste solo asprezza e delusione.
A questo proposito, un autore credente scriveva: “I loro sogni hanno fatto naufragio da molto tempo. La routine della vita li consuma a fuoco lento”.
Gli uomini di oggi sono dunque delusi da tutto? Anche se le prospettive del futuro fossero migliori, il domani sarebbe comunque un segnato dall’incertezza e dall’angoscia.
Non c’è dunque nulla di stimolante, nessun ideale per il quale vale la pena vivere?
Oggi ancora, Gesù Cristo si presenta come la vera ragione di vita, anzitutto perché Lui è la sorgente della vita. Egli desidera riempire il cuore di colui che lo accetta come suo Salvatore personale.
Circa duemila anni fa, l’apostolo Paolo dichiarava: Per me infatti il vivere è Cristo, e il morire guadagno. (Filippesi 1:21)
Questa motivazione non gli ha fatto trascorrere dei giorni facili. Eppure, per nulla al mondo avrebbe cambiato la sua ragione di vita con altro. Gesù Cristo gli riempiva il cuore e l’esistenza.
Questo impegno attivo non è limitato solo alla vita terrena, ma anticipa il nostro futuro eterno. Ancora oggi ci è proposto. Ma perché Gesù Cristo sia il centro della nostra vita è necessario che diventi anzitutto il nostro Salvatore personale.
Egli ci attende da tanto tempo; allora, non rimandiamo!
Poiché l’amore di Cristo ci costringe, essendo giunti alla conclusione che, se uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti; e che egli è morto per tutti, affinché quelli che vivono, non vivano più d’ora in avanti per sé stessi, ma per colui che è morto ed è risuscitato per loro. (2 Corinzi 5:14-15)



