Mentre mi dedicavo a queste cose e andavo a Damasco con l’autorità e l’incarico da parte dei capi dei sacerdoti, a mezzogiorno vidi per strada, o re, una luce dal cielo, più splendente del sole, la quale sfolgorò intorno a me e ai miei compagni di viaggio. (Atti 26:12-13)
“Una luce dal cielo, più splendente del sole” ha visto Saulo da Tarso quando Gesù l’ha fermato sulla via di Damasco. Quella luce era il riflesso della gloria divina di Gesù, il figlio di Dio. Eppure, quando Gesù è venuto tra gli uomini, non è apparso nella maestà della sua gloria, ma l’ha velata sotto i tratti della sua umanità.
Non è nato in una capitale, ma in un piccolo borgo. Non è vissuto in un palazzo, e nemmeno sempre in una casa, perché non aveva dove posare il capo.
Gesù gli disse: «Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo hanno dei nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». (Matteo 8:20)
Alla fine, dopo aver lavorato come artigiano e, dopo tre anni di una vita trascorsa a fare il bene pubblicamente ma senza ricercare la popolarità, Gesù è morto, crocifisso.
Quando era inchiodato alla croce, quelli che gli passavano vicino lo insultavano e lo sfidavano a scendere. Ma Gesù non ha impiegato la sua potenza divina per liberarsi. E’ morto per amore per noi. Due suoi amici hanno tolto il corpo dalla croce e l’hanno deposto in una tomba. Tutte le speranze che i suoi discepoli avevano riposto in lui sembravano allora ridotte al nulla.
Ma, all’alba del terzo giorno. Gesù è risuscitato. Ciò che sembrava un fallimento totale era invece la maggiore delle vittorie, quella dell’amore sull’odio, della vita sulla morte.
Ma l’angelo si rivolse alle donne e disse: «Voi, non temete; perché io so che cercate Gesù, che è stato crocifisso. Egli non è qui, perché è risuscitato come aveva detto; venite a vedere il luogo dove giaceva. (Matteo 28:5-6)
Gesù è il Figlio di Dio, perché ha vinto la morte. Egli è il Salvatore vivente.



