Con la bontà e la verità l’iniquità si espia, e con il timore dell’Eterno uno si allontana dal male. (Proverbi 16:6)
Molto probabilmente Salomone, autore del Proverbio citato, non comprendeva bene la verità che scrisse in questo versetto. In quel tempo non si sapeva che c’era una vera espiazione per il peccato. Molti sacrifici erano offerti, ma nessuno di essi poteva effettivamente togliere i peccati.
Nella nostra bontà e nella nostra fedeltà non vi è espiazione di peccato, ma è la bontà di Dio che ci è stata fatta splendidamente conoscere per mezzo del sacrificio del suo diletto Figlio.
Il grande amore di Dio è testimoniato dal dono del Suo Figlio per togliere l’immenso peso del peccato dell’uomo. Quanto il Signore Gesù fu crocifisso al Calvario, gridò nelle tenebre:
E, verso l’ora nona, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lamà sabactàni?», cioè: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Matteo 27:46)
Egli portò la pena e il peso del peccato con infinito dolore.
Oggi quindi noi conosciamo il meraviglioso intermediario per mezzo del quale l’espiazione è stata fatta per noi, e adoriamo Colui che ha compiuto questo lavoro per noi.
Nell’Antico Testamento questo meraviglioso lavoro dell’espiazione del peccato non era ancora conosciuto. Ma Dio non ha lasciato i credenti di quei tempi nell’ignoranza; ha parlato loro con bontà e fedeltà assicurando che l’iniquità sarebbe stata tolta.
Essi erano chiamati quindi a credere che Dio avrebbe compiuto l’espiazione del peccato, anche se non conoscevano il mezza che avrebbe usato.
L.M.Grant



