Essi, udito ciò, e accusati dalla loro coscienza, uscirono a uno a uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi; e Gesù fu lasciato solo con la donna che stava là in mezzo. (Giovanni 8:9)
Spesso si sente dire: “Non ho nulla sulla coscienza”, oppure: “La mia coscienza non mi rimprovera nulla”. Ma ciò non basta davanti agli uomini, e tanto meno davanti a Dio!
Anzitutto, che cos’è la coscienza? E’ una facoltà che Dio ha dato all’uomo – come l’intelligenza, la memoria, il pensiero -, una coscienza intuitiva del bene e del male. Ogni individuo possiede una coscienza, per questo si sente più o meno a disagio quando fa qualcosa che sa essere cattiva, e si sente contento quando fa il bene.
Il problema è che viviamo in un’epoca in cui è generalmente ammesso ciò che soltanto pochi anni fa era condannato, come ad esempio la convivenza di persone non sposate. I costumi cambiano e si arriva a chiamare il male, bene. A forza di vivere in un mondo in cui i valori morali sono scherniti, rischiamo di non reagire più, e la nostra coscienza diventa meno sensibile.
Non lasciamoci ingannare! Dio non cambia, e tanto meno la sua valutazione del bene e del male. Tutto ciò che si oppone alla sua volontà, rivelata nella Bibbia, è male, che ci piaccia o no. Allora facciamo attenzione: non fidiamoci esclusivamente della nostra coscienza, ma analizziamo le nostre azioni e i nostri pensieri alla luce divina.
Dio ha gli occhi troppo puri per sopportare la vista del male, ma è anche amore.
Tu hai gli occhi troppo puri per vedere il male e non puoi guardare l’iniquità. (Abacuc 1:13)
Odio il peccato, ma ci ama. E’ per questo che desidera che ognuno prenda coscienza della necessità di pentirsi e di essere salvato.
Ora, dopo che Giovanni fu messo in prigione, Gesù venne in Galilea predicando l’evangelo del regno di Dio, e dicendo: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino. Ravvedetevi e credete all’evangelo». (Marco 1:14-15)



