Se tu dici in cuor tuo: «Perché mi avvengono queste cose?» Per la grandezza della tua iniquità la tua veste viene strappata e i tuoi calcagni sono colpiti. (Geremia 13:22)
Ai tempi del profeta Geremia il popolo del Signore si era macchiato di colpe molto gravi: aveva dimenticato Dio e si era abbandonato all’idolatria.
Ci sono due aspetti in questo oracolo profetico che destano un certo stupore. Il primo è che, prima di dare corso al giudizio, il Signore offre al Suo popolo un’ultima possibilità di pentimento, nonostante le offese ricevute: “Date gloria al SIGNORE, al vostro Dio, prima che egli faccia venire le tenebre; prima che i vostri piedi inciampino sui monti avvolti nel crepuscolo, e voi aspettiate la luce ed egli ne faccia un’ombra di morte, e la muti in oscurità profonda” (Geremia 13:16).
Avrebbe potuto non farlo, Dio non è in debito con nessuno, tuttavia è paziente.
Il secondo aspetto che mi sorprende è l’insensibilità del popolo verso i propri peccati: “Tu dici in cuor tuo: “Perché mi avvengono queste cose?”. La risposta è ovvia: “Per la grandezza della tua iniquità”.
L’essere umano non cambia. Ancora oggi dimostra la sua insensibilità al peccato sopprimendo gli aneliti della propria coscienza. Questo oracolo termina con una domanda: “… Per quanto tempo ancora non ti purificherai?” (Geremia 13:27).
Molto interessante, Dio è ancora lì a tendere la mano. Riesci a scorgerla?




