Egli infatti aveva detto: «Essi sono veramente il mio popolo, figli che non agiranno falsamente». Così divenne il loro Salvatore. In ogni loro afflizione egli fu afflitto, e l’Angelo della sua presenza li salvò; nel suo amore e nella sua compassione li redense, li sollevò e li portò tutti i giorni del passato. (Isaia 63:8-9)
La spettacolo fu bruscamente interrotto e risuonò questo appello: C’è un medico qui? Seguì un breve silenzio carico di tensione. Poi la rappresentazione ricominciò e presto quel momento di disagio fu superato. Eppure un male improvviso, forse la morte, erano entrati in quel teatro.
Molti si saranno chiesti cosa poteva essere successo, ma tutto era subito ripreso come se nulla fosse, e ognun avrà pensato: “Il problema in fondo non mi riguarda”; e l’incidente fu dimenticato.
Siamo talmente egoisti e concentrati su noi stessi che i problemi degli altri molto spesso purtroppo ci lasciano indifferenti. Ma non dovrebbe essere così, specialmente per i credenti. Gesù Cristo non è mai passato accanto alla miseria e alla sofferenza di qualcuno con indifferenza.
Se leggiamo i primi capitoli del Vangelo di Marco, vediamo il Signore nutrire le folle, guarire i malati, consolare gli afflitti, senza un attimo di riposo, sempre disponibile verso tutti quelli che incontrava.
Se sei in uno stato di angoscia psicologica o spirituale, sappi che Gesù s’interessa di te; se lo conosci e lo ami nessuna circostanza della tua vita lo lascia indifferente. Come ha risposto a tutte le pene della gente quand’era sulla terra, così può farlo anche ora che è nel cielo. Digli semplicemente, con la preghiera, che hai bisogno di lui. Certamente ti risponderà!



