Qual è la tua schiavitù?

Sei tu stato chiamato quando eri schiavo? Non ti affliggere; se però puoi divenire libero, è meglio che lo fai. (1 Corinzi 7:21)

La sensibilità moderna ci fa giustamente rabbrividire ed insorgere quando sentiamo parlare di schiavitù “Come”? esclamiamo scandalizzati: “uno schiavo che diventi cristiano non dovrebbe forse preoccuparsi della sua condizione?”

L’apostolo Paolo tollererebbe forse la schiavitù? No. Non c’è alcun dubbio sul fatto che tutto la Parola di Dio sia radicalmente avverso alla schiavitù, fisica, morale e soprattutto spirituale. Essa, però, non promuove sanguinose e inutili rivoluzioni ma la presa di coscienza di quanto la schiavitù violi la dignità ed i diritti delle creature umane, fatte ad immagine e somiglianza di Dio.

Allora, metà della popolazione dell’Impero Romano, e tanti cristiani, erano schiavi. C’erano, pure, coloro che avrebbero voluto rimanere schiavi. C’erano anche padroni buoni e ragionevoli e sarebbe stato più facile rimanere schiavi ed ubbidire, piuttosto che assumersi tutte le responsabilità di una vita da liberi.

Spesso è così anche oggi. C’è chi preferisce “essere guidato” da minuziosi regolamenti, tradizioni, oppure da autorità civili e religiosi, piuttosto che, valutare, soppesare, assumersi il rischio della scelta. Si rimane così volontariamente schiavi!

L’opera di Cristo ci libera dal peccato e dalle sue eterne conseguenze, ma dobbiamo scoprire la rilevanza di quest’opera in tanti settori della vita. Di chi o di cosa siamo schiavi? Quali conseguenze ha sulla nostra vita? Forse siamo persino contenti di essere schiavi?

L’opera di Cristo nel credente è di liberarlo dalla sudditanza al peccato.

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