Tutti bocciati

Che dunque? Abbiamo noi qualche superiorità? Niente affatto! Abbiamo infatti dimostrato precedentemente che tanto Giudei che Greci sono tutti sotto peccato, come sta scritto: «Non c’è alcun giusto, neppure uno. Non c’è alcuno che abbia intendimento, non c’è alcuno che ricerchi Dio. Tutti si sono sviati, tutti quanti sono divenuti inutili; non c’è alcuno che faccia il bene, neppure uno. (Romani 3:9-12)

L’apostolo Paolo arriva qui a dimostrare che non c’è al mondo alcuno che possa considerarsi giusto davanti a Dio. Se si dovesse assegnare a tutti un “voto in condotta”, nessuno arriva alla sufficienza. Tutti sono da considerarsi “respinti”, tutti vengono meno ai criteri di giustizia stabiliti da Dio. Tutti indistintamente “siamo sottoposti al peccato”, siamo governati, controllati, condizionati dal peccato.

Abbiamo fatto molti progressi tecnologici, ma moralmente siamo ancora “all’età della pietra; solo “più raffinati” nella nostra malizia. Ci illudiamo così, non solo di “non essere poi così male”, ma che esistano anche uomini e donne che siano riusciti a conseguire, con i loro sforzi e virtù, “la santità”

Appendiamo alle pareti la loro raffigurazione come simbolo dell’uomo glorificato, onnipotente, “realizzato”, mitizzandoli. Persistiamo a “credere nell’uomo” e ne rimaniamo regolarmente delusi. Preferiamo metterci una benda sugli occhi per non vedere rifiutando, ostinatamente, la diagnosi oggettiva e verace che, dell’essere umano, Dio fa nella Sua Parola.

I criteri di giustizia di Dio rilevano la nostra condizione di peccato, quella dalla quale da soli, non potremo mai uscire. Accettare la diagnosi di Dio sulla condizione umana significa incamminarci a trovare nel Signore e Salvatore Gesù Cristo la risposta che, sola, può dare speranza e concreta soluzione alla situazione che viviamo individualmente e collettivamente.

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