Semina e messe

Or questo dico: Chi semina scarsamente mieterà altresì scarsamente; e chi semina generosamente mieterà altresì abbondantemente. (2 Corinzi 9:6)

Uno strano metodo di semina è stato osservato in una tribù del Terzo Mondo. Terminato la messe, il raccolto viene diviso in due parti. Uno dei mucchi è costituito dalle spighe più belle e piene e l’altro da quelle poco voluminose e con chicchi piccoli.

La parte migliore è quella che gli indigeni conserveranno per i loro bisogni. L’altra è destinata alla semina. Non è più che sufficiente, visto che questi chicchi devono sparire nella terra?

Il risultato di questa selezione alla rovescia corrisponde a ciò che ci si può attendere. Di anno in anno, il rendimento diminuisce, la qualità del prodotto è più scadente e la tribù si impoverisce.

Questa pratica ottusa ci fa pensare al comportamento dell’uomo in generale. Che cosa ne fa dei doni elargitegli dal Suo Creatore: salute, giovinezza, tempo libero, beni materiali? In generale li consuma in modo frenetico; sciupa la miglior parte della sua vita senza pensare all’avvenire. Suprema imprevidenza! Un giorno si ritroverà a mani vuote.

Seminare significa rinunciare momentaneamente a questo o a quello, ma è l’immagine stessa della fede. Ci si abbandona a Dio, perdendo, apparentemente, la propria vita per guadagnarla poi.

Chi avrà trovato la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la ritroverà. (Matteo 10:39)

Questa incresciosa abitudine non parla forse anche di noi credenti? Che cosa ne facciamo dei numerosi doni che Dio ci ha fatto? Il tempo per esempio! Non abbiamo, spesso, la tendenza a riservarne la parte migliore e maggiore per noi stessi a scapito del servizio per il Signore e della nostra vita spirituale?

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