Radici Velenose

Impegnatevi a cercare la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà il Signore; vigilando bene che nessuno resti privo della grazia di Dio; che nessuna radice velenosa venga fuori a darvi molestia e molti di voi ne siano contagiati; e che nessuno sia fornicatore o profano, come Esaù, che per una sola pietanza vendette la sua primogenitura. (Ebrei 12:14-16)

Le radici velenose sono nocive per l’uomo. Esse possono causare la morte. Guardandoci intorno possiamo scorgere tantissime radici velenose pronte ad insidiare la nostra vita, a determinare danni irreversibili. Spiritualmente parlando esse sono rappresentate da tanti sentimenti, causa di allontanamento da Dio, dalla pace, dall’amore. Vorrei scrivere soltanto di due di esse, in grado di rovinare il credente: lo scoraggiamento e l’inimicizia.

Essere scoraggiati significa perdersi d’animo, essere fiaccati, sfiduciati. Lo scoraggiamento porta da uno stato di sfiducia nei confronti delle persone e delle cose. Ci si impegna tanto per portare a termine un certo progetto, si aspetta, ma i risultati non arrivano e allora ci si scoraggia. Ci comportiamo in maniera lodevole verso gli altri, ma questi ci deludono amaramente e ci si scoraggia. Preghiamo tanto per ottenere una cosa e non vediamo nessun frutto e allora arriva lo scoraggiamento, e potremo elencare tantissime altre cose in cui lo scoraggiamento è pronto a farsi spazio.

Essere infedeli da tale radice potrebbe significare la morte spirituale del credente. Il credente scoraggiato perde ogni interesse a comportarsi correttamente, a perseverare nella preghiera, ad amare. E’ un veleno che a poco a poco ci infetta completamente facendoci perdere la grazia di Dio. Fortifichiamoci, dunque in Gesù, e impariamo ad aspettare il Signore, al giusto momento esaudirà le nostre preghiere, perché “… fedele è colui che ha fatto le promesse” (Ebrei 11:11), cioè Dio!

La seconda radice velenosa è rappresentata dall’inimicizia, dal rancore. Essa toglie posto all’amore e alla serenità. Nutrire sentimenti di inimicizia vuol dire macchiare il cuore di malessere. Il perdono concesso al prossimo dona pace al cuore. Pietro chiese a Gesù quante volte avrebbe dovuto perdonare il suo prossimo, e volendosi mostrare amorevole e lento all’ira chiese se sette volte poteva andar bene, considerando che la legge ebraica prevedeva che un uomo per un’offesa dovesse perdonare tre volte, sette dunque, era più che accettabile, era più del doppio! Ma Gesù, in tutta risposta e con suo stupore gli rispose: “Settanta volte sette” (Matteo 18:22), ovvero sempre. A tali parole Pietro non replica.

Perdonare settanta volte sette, significa perdonare 490 volte al giorno! Il che significa che dovremmo perdonare circa 20 volte in un’ora e ciò sembra davvero troppo! Credo che nessuno di noi abbia dovuto fare qualcosa di simile! Il perdono non è atto semplice, proviene dal cuore e non dalla mente. Non basta convincersi di aver perdonato, ma bisogna sentire nel cuore di aver concesso perdono godendo di pace profonda.

Per quanto dipende da noi, dobbiamo imparare ad impegnarci per la pace. E’ importante perdonare per ricevere perdono. Se poi, quella persona non vuole saperne nulla di noi, noi dobbiamo fare il possibile per avere pace con lui, non serbare rancore nel cuore e pregare affinché la pace possa ritornare. Nel momento in cui anche il suo cuore realizzerà questo bisogno dovremmo essere pronti ad accoglierlo con amore.

Attenzione, dunque, a tutte le radici velenose che tentano di insinuarsi nella nostra vita. Confidiamo nel nostro Signore e manteniamoci saldi alla Sua Parola ed Egli opererà per noi!

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