Ma ho questo contro di te: che hai abbandonato il tuo primo amore. Ricorda dunque da dove sei caduto, ravvediti, e compi le opere di prima; altrimenti verrò da te e rimoverò il tuo candelabro dal suo posto, se non ti ravvedi. (Apocalisse 2:4-5)
Quella chiesa aveva conservato la sua purezza morale e dottrinale, dimostrando costanza nella prove e un servizio inarrestabile; ma lo sguardo del suo Signore penetra ben oltre quello che si vede, fino alla fonte stessa della vita, al cuore; e il cuore di quella chiesa che non ha più i pulpiti di una volta, il fervore di prima: l’amore per il Redentore e quello per i fratello si sono affievoliti.
E quando il cuore si fa debole, la vita intera di un corpo ne è gravemente minacciata. Con l’espressione “primo amore” s’intende l’amore che aveva caratterizzato la vite della chiesa nei suoi primordi. L’espressione pare alludere a quello di Geremia 2:2, dove il Signore si rivolge a Israele e dice: “Io mi ricordo dell’affetto che avevi per me quando eri giovane, del tuo amore da fidanzata, …”.
Lo stesso vale per la Chiesa: il senso profondo dell’amore di Cristo, la riconoscenza, la gioia del sentirsi salvata fanno sorgere nell’anima gli slanci del primo amore, ma con l’andar del tempo, la mancanza di comunione, la defezione, i tradimenti hanno raffreddato quell’amore.
Però, lo stato della comunità non è disperato. In tre parole Cristo le traccia la via da seguire se non vuol scendere verso la morte: ricordati, ravvediti e ritorna a fare le opere di prima.




