E apparve loro Elia con Mosè, i quali stavano conversando con Gesù. (Marco 9:4)
Lo scopo della trasfigurazione, a parer mio, era un modo per richiamare l’attenzione dei tre discepoli sulla assoluta e incondizionata superiorità di Gesù. Superiore a Mosè, il grande liberatore e legislatore, ritenuto lo strumento per eccellenza della rivelazione divina.
Superiore ad Elia, il profeta del fuoco, colui che in tempi di totale apostasia aveva saputo ricondurre Israele alla fedeltà nei riguardi di Dio, con miracoli, segni e prodigi. Se Mosè era stato il liberatore che aveva affrancato un popolo in schiavitù, siamo ora dinanzi a Colui che libera l’umanità intera da una schiavitù ben più grave: quella del peccato. Se per mezzo di Mosè l’Eterno si era rivelato agli Ebrei, ecco or “l’Io sono” rivelarsi direttamente all’umanità.
Gesù gli disse: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre; come mai tu dici: “Mostraci il Padre”? (Giovanni 14:9)
Se la preghiera di Elia fece scendere fuoco dal cielo e ricondusse Israele alla fedeltà verso Dio, ora Gesù può dire: “Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Consolatore perché sia con voi per sempre: lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora con voi, e sarà in voi” (Giovanni 14:15-17).
Nel giorno della Pentecoste lingue come di fuoco che si dividevano apparvero su tutti i credenti radunati. Un fuoco che continuato ad accompagnare e confermare la potenza di Dio quando la Sua Parola viene annunziata. Il segreto è “Gesù solo”.
S.D.C.




