Io, io, sono colui che per amore di me stesso cancello le tue trasgressioni e non mi ricorderò più dei tuoi peccati. (Isaia 43:25)
Nei racconti dei Vangeli troviamo sovente Gesù con i discepoli su una barca. La barca è simbolo della nostra vita che, come una fragile imbarcazione, a volte è scossa dai flutti della prova, ma sempre sostenuta e guidata da Dio.
Nel racconto di Luca, quel mattino, Gesù era salito sull’imbarcazione di Pietro per parlare con la folla raccolta sulla riva. Poi aveva proposto a Pietro di ritornare al largo per gettare le reti. Quel discepolo aveva pescato tutta la notte senza successo, ma quando ha seguito il consiglio del Signore, che stupore! La sua rete si è riempita di pesce che ha dovuto chiedere ai compagni di aiutarlo per tirarla fuori dall’acqua.
Come ebbe terminato di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo, e gettate le vostre reti per pescare». Simone rispose: «Maestro, tutta la notte ci siamo affaticati e non abbiamo preso nulla; però, secondo la tua parola, getterò le reti». E, fatto così, presero una tal quantità di pesci, che le loro reti si rompevano. Allora fecero segno ai loro compagni dell’altra barca di venire ad aiutarli. Quelli vennero e riempirono tutte e due le barche, tanto che affondavano. Simon Pietro, veduto ciò, si gettò ai piedi di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Perché spavento aveva colto lui e tutti quelli che erano con lui, per la quantità di pesci che avevano presi, e così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Allora Gesù disse a Simone: «Non temere; da ora in poi sarai pescatore di uomini». (Luca 5:4-10)
Pietro ha paura perché, di fronte alla potenza del Signore, prende coscienza del proprio stato di peccato. Perché questa reazione? All’improvviso Pietro si è reso conto di trovarsi davanti a qualcuno di infinitamente grande. Chi ha compiuto il miracolo di quella pesca non sarà forse il santo Figlio di Dio, il Messia? Pietro ne è convinto, e anche se dice “allontanati da me”, sente il bisogno della Sua presenza. Rimaniamo sorpresi di fronte alla risposta piena di dolcezza del Signore: “Non temere”.
Può avvenire che, quando realizziamo la presenza del Signore, abbiamo vergogna di noi stessi. “Non temere!”. Ascoltiamo questa parola del Signore. Non temiamo di “far luce” sul nostro percorso. Volgiamoci con fiducia verso di Lui. Egli ci darà la forza di riconoscere i nostri errori, e faremo l’esperienza della Sua grazia e della Sua misericordia.




