Mentre erano là, si compì per lei il tempo del parto; ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò e lo coricò in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo. (Luca 2:6-7)
Dio divenne uomo. Il “cittadino” più prezioso del cielo nacque in una mangiatoia. L’Onnipotente divenne per qualche tempo carne e sangue. Colui che era più grande dell’universo rivestì un corpo simile al nostro.
Incomprensibile, inimmaginabile, come solo l’amore di Dio può esserlo.
Colui che sostiene i mondi con una parola scelse di nascere in una modesta famiglia. Non venne come una folgore circondato da luce o come un conquistatore inavvicinabile. Maria e Giuseppe non avevano niente di regale, eppure Dio affidò quei semplici genitori il Suo tesoro più grande. Quel neonato aveva presieduto alla creazione dall’universo.
Singolare questa “stanza del trono”: non c’erano tende a ornare le finestre, i cortigiani non indossavano abiti di velluto, nessuno scettro d’oro, né una corona scintillante, ma tutto ciò che la circondava era la grazia di Dio, tutto ciò di cui questa scena era impregnata, era lo smisurato amore di Dio per gli uomini.
Dio “manifestato in carne” (1 Timoteo 3:16) scelse di rivelare Se stesso attraverso un corpo umano.
Analizzando i miracoli e gli eventi della vita di Gesù, possiamo notare che la parola che risuscito il morto era in una lingua umana, la mano che tocco’ il lebbroso era una mano come la nostra, i piedi su cui la donna pianse erano del simili a quelli di molti altri; ma le Sue lacrime … attenzione alle Sue lacrime, perché provenivano da un cuore unico, un cuore così colmo di amore e di grazia quanto non potrà mai esserlo né il mio né il tuo.




