Alcuni anni fa, una celebre rivista ha pubblicato un’inchiesta sui “sette peccati capitali”. Da esso emerge, ad esempio, che quello che era considerato un tempo come un peccato non lo è più necessariamente oggi. Però si constata anche il fenomeno inverso, ossia la comparsa di “nuovi” peccati.
L’articolista ci spiega che si tratta di una nuova “configurazione morale”. Si è passati dal peccato individuale al peccato sociale. Oggi è considerato peccato solo quello che, in modo evidente, reca danno agli altri. Ciò significa, ad esempio, che l’alcolista è colpevole solo se è al volonta, e che, tra partner consenzienti, l’immoralità non riguarda nessuno, sopratutto non Dio.
Guai a quelli che chiamano bene il male, e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro! (Isaia 5:20)
A dire il vero, queste conclusioni sono stupefacenti: Dio potrebbe avere cambiato parere? La legge da lui data agli uomini sarebbe decaduta? Sarebbero forse ora le creature a stabilire le esigenze del Creatore?
Attenzione! L’indulgenza verso gli altri è indubbiamente una buona cosa. Ma non lasciamoci ingannare! Per rompere una catena basta farne saltare un anello.
Chiunque infatti osserva tutta la legge, ma viene meno in un sol punto, è colpevole su tutti i punti. (Giacomo 2:10)
Noi siamo tutti peccatori, secondo la configurazione definita da Dio, l’unica che egli riconosca. Abbiamo dunque bisogno di un Salvatore che può solo essere suo Figlio, Gesù Cristo. Vale la pena aprire la Bibbia per saperne di più!




