Alito vitale

Allora l’Eterno Dio formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito di vita, e l’uomo divenne un essere vivente. (Genesi 2:7)

“E’ alla fine”. “Non abbiamo che una vita”. “Era la sua ora!”

Le sentiamo sovente queste parole. Sono giuste? Davvero ci è stata data la vita per riempirla, compiere i nostri doveri, divertirci e soffrire, per qualche decina di anni e poi, bruscamente, scomparire?

Come un fiore che non desse frutto, o come un seme buttato nella terra e che non germogliasse. Che anomalia!

Il Creatore ha destinato ogni seme a produrre una nuova pianta; e l’anima umana, con la sua sete d’infinito, non l’avrebbe Dio destinata a un aldilà infinitamente felice?

Dio ritira il respiro dell’uomo e questi muore. E’ il decreto divino, a causa del peccato. Il corpo ritorna alla polvere. Ma l’anima lascia l’involucro mortale e prosegue la sua esistenza. Ma dove la prosegue?

Gesù lo svela, citando il caso di due uomini. Vivono uno vicino all’altro, poi muoiono allo stesso modo; ma le loro destinazione sono diametralmente opposte: il primo va in un luogo di tormenti, l’altro in un luogo di riposo, con il suo Salvatore. Nessun passaggio da uno stato all’altro, nessuna nuova chance, né annientamento, né reincarnazione.

Or vi era un uomo ricco, che si vestiva di porpora e bisso, e ogni giorno se la godeva splendidamente. Vi era anche un mendicante chiamato Lazzaro, che giaceva alla sua porta tutto coperto di piaghe ulcerose, e desiderava saziarsi delle briciole che cadevano dalla tavola del ricco; e perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. Or avvenne che il mendicante morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abrahamo; morì anche il ricco e fu sepolto. E, essendo tra i tormenti nell’inferno, alzò gli occhi e vide da lontano Abrahamo e Lazzaro nel suo seno.

Allora, gridando, disse: “Padre Abrahamo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito per rinfrescarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abrahamo disse: “Figlio, ricordati che tu hai ricevuto i tuoi beni durante la tua vita e Lazzaro similmente i mali; ora invece egli è consolato e tu soffri. Oltre a tutto ciò, fra noi e voi è posto un grande baratro, in modo tale che coloro che vorrebbero da qui passare a voi non possono; così pure nessuno può passare di là a noi”. Ma quello disse: “Ti prego dunque, o padre, di mandarlo a casa di mio padre, perché io ho cinque fratelli, affinché li avverta severamente, e così non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Abrahamo rispose: “Hanno Mosè e i profeti, ascoltino quelli”. Quello disse: “No, padre Abrahamo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno”. Allora egli gli disse: “Se non ascoltano Mosè e i profeti, non crederanno neppure se uno risuscitasse dai morti”». (Luca 16:19-31)

Ecco l’essere umano: tre parti distinte, una materiale, è il corpo; le altre immateriali, residenti provvisoriamente nel corpo, sono l’anima e lo spirito.

Dalla nostra scelta presente dipende l’eterno destino del nostro essere.

Facebooktwitterlinkedintumblr