Quando furono discesi alla periferia della città, Samuele disse a Saul: «Di’ al servo che passi davanti a noi e vada oltre, ma tu fermati un momento, perché ti possa annunciare la parola di DIO». (1 Samuele 9:27)
– Silvia, vieni a mangiare! – Si, mamma, aspetta un momento.
– Francesco, fa i tuoi compiti! – Aspetta sto arrivando… appena finisco il mio gioco.
Aspetta, è la parola che pronunciamo parecchie volte al giorno, e significa: ho tutto il tempo per essere disponibile, per obbedire, per ascoltare… Ciò che importa è ciò che sto facendo qualcosa di importante, che vorrei ultimare…
Aspetta un momento. La risposta viene facilmente alle labbra. E’ forse è sincera, ma significa non subito. E i minuti supplementari possono diventare ore. Talvolta la cosa può anche significare: mai!
Grazie a queste parole, si può mascherare educatamente un rifiuto. E quando Dio dice:
Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. (Matteo 11:28)
oppure
Noi infatti siamo divenuti partecipi di Cristo, a condizione che riteniamo ferma fino alla fine la fiducia che avevamo al principio, mentre ci è detto: «Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come nella provocazione». (Ebrei 3:14)
Tu cosa gli rispondi? “Si” oppure “Aspetta un momento”
Fai parte di coloro che sono alla ricerca di una scusa? Potresti rispondere per esempio: Ho il mio lavoro, ho il mio tempo libero, i miei giochi, le mie abitudini, ho la mia famiglia. Aspetta un momento, Signore, ora non ne ho il tempo. Aspetta, risponderò un poco più tardi. Aspetta, mi interesserò a te quando sarò ammalato o quando avrò dei problemi insolubili.
Più tardi? Troppo tardi, senza dubbio!
State attenti, fratelli, che talora non vi sia in alcuno di voi un malvagio cuore incredulo, che si allontani dal Dio vivente, ma esortatevi a vicenda ogni giorno, finché si dice: “Oggi”, perché nessuno di voi sia indurito per l’inganno del peccato. (Ebrei 3:12-13)




