Buona o cattiva gestione

Ma Dio gli disse: “Stolto, questa stessa notte l’anima tua ti sarà ridomandata e di chi saranno le cose che tu hai preparato?”. (Luca 12:20)

L’uomo della parabola di Luca 12 sarebbe, secondo le norme moderne, considerato come qualcuno che ha avuto successo nella vita. Eppure Gesù lo ha trattato da insensato. Questo è stato confermato da ciò che gli è accaduto la notte seguente: all’apice della sua prosperità egli morì.

Se vivesse oggi tra noi, questo signore godrebbe di un prestigio sociale e avrebbe certamente una bella reputazione e rispettabilità.

Ma facciamo attenzione! La nostra scala di valori non è affatto quella di Dio. Secondo quest’ultima questo personaggio è insensato. Gesù non l’ha trattato da insensato perché era ricco. Non ha mai pronunciato delle condanne generali contro la ricchezza, ha però condannato il cattivo uso che l’uomo ne fa.

Il denaro non ha un proprio valore morale: può essere utilizzato sia per il bene che per il male. Nulla nella ricchezza è essenzialmente vizioso, come nulla nella povertà è essenzialmente virtuoso. Gesù non ha neppure condannato quest’uomo per aver fatto fortuna in modo disonesto.

Apparentemente aveva acquisito i suoi beni grazie ad un duro lavoro e nella veste di uomo d’affari avveduto. Perché, allora è un insensato? Dapprima, perché non aveva coscienza che dipendeva da Dio, in seguito, perché dimenticava le esigenze della propria anima, anzi, la ingannava non offrendole altro che dei beni terreni.

Perché spendete denaro per ciò che non è pane e il frutto delle vostre fatiche per ciò che non sazia? Ascoltatemi attentamente e mangerete ciò che è buono, e l’anima vostra gusterà cibi succulenti. Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e la vostra anima vivrà; e io stabilirò con voi un patto eterno, secondo le grazie stabili promesse a Davide. (Isaia 55:2-3)

Abbiamo il dovere di guadagnare il nostro pane.

Voi stessi infatti sapete in qual modo dovete imitarci, perché non ci siamo comportati disordinatamente fra di voi, e non abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato con fatica e travaglio giorno e notte, per non essere di peso ad alcuno di voi. Non già che non ne avessimo il diritto, ma per darvi noi stessi un esempio affinché ci imitaste. Infatti, anche quando eravamo tra di voi, vi ordinavamo questo: se qualcuno non vuol lavorare neppure mangi. Sentiamo infatti che vi sono alcuni fra di voi che camminano disordinatamente, non facendo nulla, ma occupandosi di cose vane. Or a tali ordiniamo, e li esortiamo nel Signor nostro Gesù Cristo, che mangino il loro pane lavorando quietamente. (2 Tessalonicesi 3:7-12)

Gesù so che abbiamo bisogno di cibo, di un tetto e di altri beni materiali. Non dice forse: “… il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno …?” (Matteo 6:8). Ma aggiunge: “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte” (Matteo 6:33).

Ma il personaggio della parabola di Luca 12, più diventa ricco materialmente, più si impoverisce spiritualmente. Nel suo ragionamento di circa sessanta parole, troviamo “io” e “me” 14 volte. Egli credeva di poter vivere e prosperare nel suo piccolo mondo incentrato su se stesso.

Parlava come se controllasse le stagioni e assicurasse al suolo la sua fertilità, regolasse la pioggia e la rugiada … Ecco la caratteristica follia che considera l’uomo come il centro di tutto, non lasciando alcun spazio al Dio!

Che giova infatti all’uomo, se guadagna tutto il mondo e poi perde la propria anima? Ovvero, che darà l’uomo in cambio dell’anima sua? (Matteo 16:26)

Si comprende facilmente che questo ricco finisca per trovarsi tanto impegnato negli affari importanti e in banalità insignificanti, che dimentica Dio e il suo avvenire eterno. Ma la morte era in agguato e, il fatto che sia morto in quel momento preciso, conferisce un ulteriore carattere drammatico a questo racconto.

La vita di un uomo non dipende dai suoi beni , spiega il Signore. Per conoscere la pace nel proprio cuore, bisogna che Gesù vi abbia presto posto.

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