Ma ora, passando sopra ai tempi dell’ignoranza, Dio comanda a tutti gli uomini e dappertutto che si ravvedano. (Atti 17:30)
Il vero ravvedimento comincia col riconoscere il disordine morale nel quale noi siamo per natura. E’ il risveglio della coscienza che si pone umilmente davanti a Dio.
L’uomo che si ravvede porta un giudizio sincero non solo sul male che ha potuto fare, o su un peccato particolarmente grave, ma sull’insieme d’una vita nella quale Dio non ha avuto alcun posto. Nel ravvedimento c’è un bagliore di speranza, un appello più o meno consapevole alla misericordia divina che si riesce a intravedere.
Il ravvedimento si manifesta:
- Con un rammarico sincero;
- Con una confessione anzitutto a Dio perché è il primo offeso, e poi a quelli a cui eventualmente abbiamo fatto torto;
- Con l’impegno a non ricadere più nei peccati confessati.
Abbi pietà di me, o DIO, secondo la tua benignità; per la tua grande compassione cancella i miei misfatti. Lavami completamente dalla mia iniquità e purificami dal mio peccato. Poiché riconosco i miei misfatti, e il mio peccato mi sta sempre davanti. Ho peccato contro di te, contro te solo, e ho fatto ciò che è male agli occhi tuoi, affinché tu sia riconosciuto giusto quando parli e retto quando giudichi. Ecco, io sono stato formato nell’iniquità, e mia madre mi ha concepito nel peccato. Ma a te piace la verità che risiede nell’intimo, e m’insegni la sapienza nel segreto del cuore. Purificami con issopo, e sarò mondo; lavami, e sarò più bianco della neve. Fammi sentire gioia e allegrezza; fa’ che le ossa che hai spezzato festeggino. Nascondi la tua faccia dai miei peccati e cancella tutte le mie iniquità.
O DIO, crea in me un cuore puro e rinnova dentro di me uno spirito saldo. Non rigettarmi dalla tua presenza e non togliermi il tuo santo Spirito. Rendimi la gioia della tua salvezza e sostienimi con uno spirito volenteroso. Allora insegnerò le tue vie ai trasgressori, e i peccatori si convertiranno a te. Liberami dal sangue versato, o DIO, DIO della mia salvezza, e la mia lingua celebrerà con giubilo la tua giustizia. O Signore, apri le mie labbra, e la mia bocca proclamerà la tua lode. Tu infatti non prendi piacere nel sacrificio, altrimenti te l’offrirei, né gradisci l’olocausto. I sacrifici di DIO sono lo spirito rotto; o DIO, tu non disprezzi il cuore rotto e contrito. (Salmo 51:1-17)
Il credente porta nel cuore il ricordo delle colpe che lo umiliano, ma nello stesso tempo gioisce per la grazia immeritata che gli è stata accordata.
Così il ravvedimento è un primo movimento verso Dio, di cui si riconosce l’autorità. C’è della fede nel vero ravvedimento, perché si confessano i propri peccati se si ha almeno la speranza di ottenere il perdono.
Quando questo perdono è sperimentato, il ravvedimento si traduce in un cambiamento completo nel modo di pensare e di vivere. Quando s’impara a conoscere Dio e il Signore Gesù mediante la sua Parola, il ravvedimento si manifesta con la piena accettazione del giudizio di che Dio porta sul nostro “io” e la rinuncia ad ogni pretesa di essere giusti e meritevoli.
Chi copre le sue trasgressioni non prospererà, ma chi le confessa e le abbandona otterrà misericordia. (Proverbi 28:13)



