Ciò che s’impara in ospedale

Di te mi ricordo nel mio letto, a te penso nelle veglie notturne. (Salmo 63:6)

“Quando si è distesi sulla schiena, gli occhi sono rivolti verso l’alto”, diceva un malato cristiano ad un amico che gli faceva visita. “Sai perché il Signore mi ha messo in questo letto d’ospedale? Per costrigermi a guardare verso di Lui! E sai il perché di questa flebo che mi lega a un sistema di flaconi? E’ la mia catena; mi ricorda che devo imparare a dipendere dal mio Signore.

Avevo fatto tanti programmi, la mia agenda era piena di appuntamenti … Ho dovuto annullarli tutti. Ma avevo chiesto il parere del Signore prima di fare i miei progetti?

Io che sono molto attivo, che vado sempre di fretta, ora sono come in trappola; ebbene, guarda questa stanza d’ospedale: ho scoperto che non è una prigione, ma piuttosto un luogo d’incontro; l’incontro con quel malato che ieri mi ha visto leggere la Bibbia e mi ha fatto delle domande; l’incontro con il personale, sia interno che esterno, tutto un mondo che prima ignoravo, e di cui adesso imparo a conoscere la dedizione, la gentilezza, l’impegno; e poi l’incontro con dei visitatori, conosciuti e non, che vengono per confortarmi.

Desidererei che ciascuno potesse uscire da qui portandosi via qualcosa, il ricordo di uno che ha saputo approfittare delle lezioni del Signore: pazienza, fiducia in Dio, obblio di sé, rinuncia …

Infine, questa camera è un luogo d’incontro col Signore stesso. Non ho mai avuto così tanto tempo per leggere la Bibbia, pregare, meditare! Grazie, Signore, per questa esperienza.”

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