Esseri contenti

La generazione alla quale apparteniamo nonostante le condizioni di vita molto più facili di quelle dei nostri predecessori, manifesta molta insoddisfazione. Anche i più privilegiati, i gruppi famigliari meglio forniti di ogni bene, coloro a cui nulla sembra mancare, non sono nel loro intimo, soddisfatti.

E’ evidente che il cuore umano, anche se si trova nell’abbondanza, resta vuoto, poiché gli manca l’essenziale: il posto che Dio dovrebbe occupare in quel cuore.

Ora la pietà è un mezzo di grande guadagno, quando uno è contento del proprio stato. (1 Timoteo 6:6)

D’altronde, il contrasto è colpente; quando qualcuno ha la gioia di conoscere Dio, prova come l’apostolo Paolo lo esprime in molte delle su lettere, un sentimento di contentezza che l’uomo senza Dio non può né conoscere, né comprendere.

Non lo dico perché sia nel bisogno, poiché ho imparato ad essere contento nello stato in cui mi trovo. (Filippesi 4:11)

Tutto cambia quando Dio riempie il cuore di qualcuno, perché egli sa che tutto ciò che lo concerne, tutte le sue circostanze, felici o preoccupanti, non sono senza uno scopo per lui, ma che, permesso da Dio, cooperano insieme per il suo bene.

Or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo proponimento. (Romani 8:28)

Colui che, per mezzo di Cristo, conosce Dio come Padre, possiede una gioia e una pace che possono renderlo sempre contento. Il mondo e i suoi piaceri non portano al cuore nessuna gioia durevole.

Poiché il mio popolo ha commesso due mali: ha abbandonato me, la sorgente di acqua viva, per scavarsi cisterne, cisterne rotte, che non tengono l’acqua. (Geremia 2:13)

O voi tutti che siete assetati, venite alle acque; voi che non avete denaro venite, comprate e mangiate! Venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte! (Isaia 55:1)

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