E, quando Gesù arrivò in quel luogo, alzò gli occhi, lo vide e gli disse: «Zaccheo, scendi giù subito, perché oggi devo fermarmi in casa tua». (Luca 19:5)
La visita di Gesù a casa di Zaccheo parla a ciascuno di noi. Che posto gli lasciamo nella nostra vita?
Per noi Gesù è qualcuno che incontriamo tutt’al più la domenica, al di fuori della nostra casa? Lo stato della nostra famiglia è forse così poco invitante che preferiamo un appuntamento al di fuori del quotidiano?
E’ qualcuno che riceviamo occasionalmente in concomitanza di un bisogno per ricevere aiuto o per avere un consiglio, ma che dimentichiamo quando tutto va bene?
E’ soltanto il benefattore a cui ci rivolgiamo mattino e sera o prima dei pasti?
Oppure è, come in effetti egli desidera essere, l’invitato di ogni istante, che partecipa a tutte le gioie come pure alle pene, ai successi come ai problemi, alle vittorie e alle sconfitte?
Ma forse ci sono dei posti della nostra “casa” di cui solo noi teniamo le chiavi perché egli non possa accedervi.
La chiave della soffitta perché non scopra i miei pensieri segreti: risentimento, invidia, amarezza; la chiave della nostra cassaforte per non dovergli confessare la gestione egoistica del nostro denaro; la chiave della nostra libreria che contiene libri che non dovremmo avere …
Se amiamo Gesù il nostro Salvatore, ci rallegriamo di aprire al nostro Signore tutta la nostra casa, di dargli libero accesso, in ogni momento, negli angoli più nascosti del cuore.
Ecco, io sto alla porta e busso; se qualcuno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui, e cenerò con lui ed egli con me. (Apocalisse 3:20)



