Gesù e i pubblicani

Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli e rivolgendosi al primo disse: “Figlio, va’ oggi a lavorare nella mia vigna”; ma egli rispose e disse: “Non voglio”; più tardi però, pentitosi, vi andò. Poi, rivoltosi al secondo gli disse la stessa cosa. Ed egli rispose e disse: “Sì, lo farò signore”, ma non vi andò. Chi dei due ha fatto la volontà del padre?». Essi gli dissero: «Il primo». Gesù disse loro: «In verità vi dico che i pubblicani e le meretrici vi precedono nel regno dei cieli. (Matteo 21:28-31)

Nel vasto impero romano, i personaggi chiamati pubblicani o esattori erano preposti alla riscossione delle imposte. Poiché essi abusavano spesso del loro incarico per arricchirsi a spese dei contribuenti, questi funzionari venivano detestati, ed erano ancora più sprezzati dai loro compatrioti in quanto esattoi di un governo pagano.

La Bibbia parla di alcuni pubblicani e ci rivela come Dio si avvicini a loro, parli alla loro coscienza ed al loro cuore. E così che Matteo, mentre è al lavoro, è chiamato dal Signore Gesù ed ode il “seguimi” energico del Maestro. Egli si alza immediatamente, lasciando la sua esattoria ed i suoi conti, per seguire il Signore.

Poi Gesù, passando oltre, vide un uomo che sedeva al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi!». Ed egli, alzatosi, lo seguì. E avvenne che, mentre Gesù era a tavola in casa, molti pubblicani e peccatori vennero e si misero a tavola con lui e con i suoi discepoli. (Matteo 9:9-10)

Similmente quando Gesù passa per la città di Gerico, un capo dei pubblicati, chiamato Zaccheo, cerca di vederLo. Il Signore lo distingue tra la folla e lo chiama per nome. Zaccheo, come Matteo, riceve Gesù a casa sua, il ché fa dire ai Farisei, gelosi e pieni di odio, che Gesù era “un amico dei pubblicati e dei peccatori” (Matteo 11:19).

Può ben capitare che un uomo abbia una cattiva reputazione, ma Dio non fa differenze. La Sua grazia ed il Suo perdono sono per tutti gli uomini senza eccezione. Bast sentire la propria miseria e voler essere perdonato.

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