Gesù e i pubblicani

Poi Gesù, passando oltre, vide un uomo che sedeva al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi!». (Matteo 9:9)

Nel vasto Impero Romano, i personaggi chiamati “pubblicani” erano i preposti alla riscossione delle imposte. Per come spesso approfittavano della loro carica arricchendosi a spese dei contribuenti, questi funzionari, al servizio di un governo straniero e pagano, erano disprezzati e detestati dai Giudei.

La Bibbia racconta di alcuni di loro e, ci mostra come Dio ha parlato alla loro coscienza e al loro cuore. Matteo, mentre era intento a svolgere questo lavoro, viene chiamato dal Signore Gesù e ode la voce decisa del Maestro che gli dice: “Seguimi!”.

Immediatamente si alza, lasciando il suo posto al banco delle imposte per andare dietro al Signore. Allo stesso modo, quando Gesù attraversa la città di Gerico, un capo dei pubblicani di nome Zaccheo si arrampica su un albero per riuscire a vederlo. Il Signore lo vede e lo chiama per nome.

E, quando Gesù arrivò in quel luogo, alzò gli occhi, lo vide e gli disse: «Zaccheo, scendi giù subito, perché oggi devo fermarmi in casa tua» (Luca 19:5)

Zaccheo come Matteo, ricevette Gesù in casa sua, e per questo motivo i Farisei, pieni di gelosia e di odio, dicevano con disprezzo che Gesù era “un amico dei pubblicani e dei peccatori!” (Matteo 11:19).

Che una persona abbia una buona o una cattiva reputazione, per Dio non fa alcuna differenza, nel senso che la sua grazia e il suo perdono sono a disposizione di tutti gli uomini, senza eccezione. L’importante è che ognuno senta e riconosca la propria miseria e accetta Gesù come proprio Salvatore.

E Gesù, avendo sentito, disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Or andate e imparate che cosa significa: “Io voglio misericordia e non sacrificio”. Perché io non sono venuto per chiamare a ravvedimento i giusti, ma i peccatori». (Matteo 9:12-13)

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