Giobbe

Chi è colui che senza intelligenza offusca il tuo disegno? Sì, ne ho parlato, ma non lo capivo; sono cose per me troppo meravigliose e io non le conosco. Ti prego, ascoltami, e io parlerò; ti farò delle domande e tu insegnami! Il mio orecchio aveva sentito parlare di te, ma ora l’occhio mio ti ha visto. (Giobbe 42:3-5)

Tragica storia quella di Giobbe. E’ la storia di un uomo dalla condotta esemplare, retto, generoso, compassionevole, che crede a Dio, lo teme e fugge il male. Ma ecco che brutalmente perde tutti i suoi beni, poi i dieci figli e, poco dopo, è anche colpito da una malattia che lo umilia e lo tormenta.

A questa sofferenza si aggiungono quelle provocate dalle insinuazioni e dalle accuse di tre amici che imputano le sue disgrazie a dei peccati che avrebbe tenuto nascosti …

Anche le nostre parole potrebbero rischiare di essere delle chiacchiere inutili per chi sta soffrendo, parole dette solo per colmare il silenzio e che possono fare del male! Giobbe, ferito, protesta e grida di non avere colpa per le sue disgrazie. Ma gli amici si ostinano: Se Dio ti ha così provato, è perché l’hai meritato, perché Dio ricompensa i buoni e punisce i malvagi.

Giobbe rifiuta questa visione delle cose. Non è forse vero che tanti giusti soffrono, mentre tanti malvagi prosperano?

Giobbe sa che Dio esiste e ha sempre cercato di obbedirgli. Perché, allora, tutta questa sofferenza? E perché questo silenzio di Dio? Giobbe esasperato lo invoca, gli chiede chiarimenti, finché Dio gli risponde personalmente e gli fa capire che di fronte a Lui, Creatore di tutte le cose, grande e perfetto, eterno, la creatura non può accampare alcun diritto e nulla può pretendere in cambio della propria giustizia.

Ma Dio amava Giobbe, come ama ognuna delle Sue creature. E quando Giobbe ha compreso, Dio “pieno di compassione e misericordia” (Giacomo 5:11), gli ha reso il doppio di tutto quello di cui era stato privato (Giobbe 42:10). Giobbe ora dice: “il mio orecchio aveva sentito parlare di te, ma ora l’occhio mio ti ha visto. Perciò mi ravvedo, mi pendo” (Giobbe 42:5-6).

Talvolta Dio sta in silenzio, ma non è assente nei nostri giorni bui. Ha sempre qualcosa di insegnari. A volte bisogna tacere per incontrarlo.

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