Guai a chi?

Poiché Dio non ci ha destinati all’ira, ma ad ottenere salvezza per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, il quale è morto per noi perché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui. (1 Tessalonicesi 5:9)

All’ inizio del suo libro, il profeta Isaia censura gli avari e gli ubriaconi.

Guai a quelli che aggiungono casa a casa, che uniscono campo a campo, finché non vi sia più spazio, e così rimaniate soli ad abitare in mezzo al paese. Alle mie orecchie l’Eterno degli eserciti ha giurato: «In verità molte case diventeranno una desolazione, grandi e belle case rimarranno senza abitanti». Poiché dieci iugeri di vigna produrranno solo un bato, e un homer di seme produrrà solo un’efa. Guai a quelli che si alzano al mattino presto per correre dietro a bevande inebrianti e si attardano fino a sera finché il vino li infiammi! (Isaia 5:8-11)

Ma al capitolo 6 egli si trova improvvisamente in presenza di Dio. Il Signore è seduto sopra un trono alto, molto elevato, e i lembi del suo manto riempiono il tempio. I serafini si coprono la faccia e gridano.

Allora io dissi: «Ahimè! Io sono perduto, perché sono un uomo dalle labbra impure e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure; eppure i miei occhi hanno visto il Re, l’Eterno degli eserciti». (Isaia 6:5)

Facciamo presti a condannare gli altri dei vizi in cui non siamo caduti noi stessi ( per grazia di Dio, non dimentichiamolo). Colui che sta umilmente alla presenza dell’Iddio Santo smette di occuparsi degli errori dei suoi vicini. Egli scopre la sua propria miseria morale e conclude: “Io sono perduto!”

Era questa circostanza che Dio aspettava. Il rimedio era già pronto e può essere applicato. L’altare e la brace evocano la croce dove il giudizio che noi meritavamo ha colpito Gesù al nostro posto. Ed eccoci, come Isaia, purificati, pronti per servire Dio.

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