Il Figlio dell’uomo

Il Filisteo aggiunse: «Io lancio oggi questa sfida a disonore delle schiere d’Israele: Datemi un uomo e ci batteremo!» (1 Samuele 17:10)

La lotta tra Dio e il nemico cominciò nella notte dei tempi. La sfida fu lanciata da Lucifero nel giorno della ribellione. Da allora, tante battaglie si cono combattute sullo scacchiere dell’umanità. Quella che si combatté tra Israeliti e Filistei, per mezzo di Davide e Golia, è quella a cui fa riferimento il versetto.

Il gigante Filisteo chiese un uomo con cui battersi. Inaspettatamente, quel giorno si fece avanti un giovane pastore di pecore, il quale, per mezzo di un bastone, di una fionda e di una pietra liscia, lo vinse troncandogli la testa.

Quanto accadde in quel giorno era la prefigurazione di ciò che sarebbe accaduto secoli dopo al Calvario, nella battaglia più importante e decisiva per il genere umano. Il giorno in cui conducevano al Golgota il Figlio di Dio, satana si sentiva invincibile, proprio come Golia. Anch’egli disprezzò in cuor suo “l’uomo del dolore rigettato dagli uomini” (v. Isaia 53:3).

“E’ dunque questo l’uomo che Dio ha mandato a battersi con me? Ma se non si regge neanche in piedi”. L’uomo che Golia disprezzò e sottovalutò, fu quello che troncò la testa e diede in pasto il suo cadavere agli uccelli del cielo.

Satana, come il gigante, commise il medesimo errore. Neppure per un attimo la sua mente sfiorò il pensiero che, proprio alla croce, quel Leone travestito d’Agnello, lo avrebbe umiliato e sconfitto in eterno.

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