Non nascondermi il tuo volto nel giorno della mia avversità. Tendi verso di me il tuo orecchio; quando ti invoco affrettati a rispondermi. (Salmi 102:2)
Cosa fare quando arriva l’avversità? Dio dice: “Invocami nel giorno dell’avversità, io ti libererò e tu mi glorificherai” (Salmi 50:15)
E’ un immenso sollievo poter parlare con qualcuno delle nostre disgrazie, soprattutto quando quel qualcuno è Dio. “Invocami” non è semplicemente parlare con Lui. E’ un richiamo, una supplica, una pressante richiesta di aiuto. Un bambino in pericolo, o impaurito, chiama il suo papa e lo fa con serietà e fiducia. Ora, sebbene Dio conosca ogni cosa e possa leggere nei nostri pensieri, il Suo ordine è “invocami”.
Non ci dice quante volte dobbiamo “chiamarlo”. Se hai già chiamato molte volte e non hai ancora ricevuto risposta, continua ad invocarlo. La risposta arriverà di sicuro, in un modo o in un altro, ma nel frattempo la benedizione per la tua anima sarà immensa perché imparerai a buttarti nelle braccia del Signore e a conoscerlo meglio.
Per chi non conosce Dio, “il giorno dell’avversità” non può essere altro che un giorno di disperazione e senza via d’uscita. Se tu lo stai vivendo, rivolgiti al Dio di ogni consolazione, confessagli i tuoi peccati, cerca il Suo perdono attraverso la fede in Gesù. Egli ha promesso di salvarti e manterrà la Sua promessa.
Ho cercato il SIGNORE, ed egli m’ha risposto; m’ha liberato da tutto ciò che m’incuteva terrore. (Salmo 34:4)
Che cosa farà Dio in risposta al nostro grido? Ci libererà. Non dice “potrei” o “forse”, ma “Io ti libererò. Però non ci dice quando. Spesso noi fissiamo un termine che il più delle volte è subito! E a volte rimaniamo delusi. Non ci dice nemmeno come. A noi piacerebbe che risolvesse tutto a modo nostro; e se ci sembra che non agisca come, secondo noi, dovrebbe fare, potremmo essere tentati di ribellarci.
Forse noi ci siamo già costruiti nella mente quello che vorremmo ottenere, ma Dio può avere qualcosa di meglio per noi. Lasciamo a Lui il il come e il quando, riposandoci sulla certezza del fatto che Lui ci salverà. Ci sono certamente dei motivi se la liberazione è rimandata.
Dio ha i Suoi scopi per la tua vita, oltre all’immediata liberazione che tu vai cercando. Egli sa in che modo può usare il tempo dell’attesa per raggiungere quegli scopi. Forse tu hai aspettato giorni e settimane, o mesi o anni, e ancora stai aspettando. A volte sei addirittura tentato di pensare che Dio si sia dimenticato di te. Ricordati che Dio non ha fretta. Egli ha gli occhi su tutto l’insieme della tua vita, compresa l’eternità.
Impariamo ad avere una prospettiva più vasta. La risposta di Dio può prendere la forma di una vera liberazione, ma può anche giungere sotto forma di una tale abbondanza di grazia che, come l’apostolo Paolo, anche noi potremmo essere capaci di compiacerci “in debolezze, in ingiurie, in necessità, in persecuzioni, in angustie per amor di Cristo” (2 Corinzi 12:10).
Lo invocai con la mia bocca e la mia lingua lo glorificò. (Salmi 66:17)
Qual è il fine di Dio per il nostro “giorno dell’avversità”? Egli ha in vista ben più di una semplice liberazione, ed è questo: noi lo glorificheremo! La nostra liberazione arriverà in modo tale che Egli sarà glorificato, nel momento della liberazione e anche dopo. Possiamo desiderare qualcosa di più? Il fatto che Dio stia lavorando nella nostra vita e attraverso di essa, non è forse un motivo di sicurezza e di pace? L’avversità è forse un errore se porta alla gloria di Dio? Quando vediamo il fine, possiamo disapprovare il mezzo che ha portato a quello scopo? Non solo non è stato un errore; era una necessità!
Molti dei più brillanti uomini di Dio hanno conosciuto a fondo il significato del “giorno dell’avversità”. Penso a Giuseppe, il figlio di Giacobbe, odiato dai suoi fratelli, venduto come schiavo e imprigionato ingiustamente. Penso a Mosè quanto gli Israeliti, nel deserto, si ribellarono e minacciarono di ucciderlo; o a Davide che soffrì per anni, in fuga dal re Saul. Potremmo pensare anche al profeta Elia, al profeta Daniele, all’apostolo Paolo e a molti altri che soffrirono nelle stesso modo. Tutti furono liberati, e Dio fu glorificato.
La cosa più straordinaria di tutte è pensare che il Signore Gesù stesso non fu esentato dal “giorno dell’avversità”. Lui era “familiare con la sofferenza” (Isaia 53:3) attraversò il giorno più tragico, e per noi incomprensibile, con una fiducia incrollabile in Dio. Mai Dio fu glorificato come nel giorno della condanna e della morte del Suo amato Figlio.
Non può esserci niente di più bello, per il cuore che conosce Dio, che questa conclusione: “… e tu mi glorificherai!”. Chi avrebbe mai pensato che “il giorno dell’avversità” possa portare un frutto così ricco?




