La malattia: suo significato per il credente

Tuttavia ho ritenuto necessario di mandarvi Epafrodito, mio fratello, compagno d’opera e di lotta, vostro apostolo e ministro dei miei bisogni, poiché egli desiderava molto vedervi tutti, ed era angosciato perché avevate udito che era stato ammalato. Difatti egli è stato malato e molto vicino alla morte, ma Dio ha avuto pietà di lui, e non solo di lui ma anche di me, perché non avessi tristezza su tristezza. (Filippesi 2:25-27)

Il Signore permette talvolta la malattia per il bene morale e spirituale dei suoi. Nella Sua saggezza e nel Suo amore. Egli misura con cura la prova permessa affinché raggiunga lo scopo. Ma, contemporaneamente, Dio dà al credente la forza per sopportare il peso.

Non è sempre possibile discernere gli scopi precisi che Dio vuole conseguire per mezzo della malattia che Egli permette.

Desidera certamente sviluppare la nostra pazienza e la nostra fede, ma forse vuole anche: metterci per qualche tempo  in disparte per meglio “parlare” alla nostra coscienza e al nostro cuore; staccarci dalle preoccupazioni materiali della vita che hanno assunto troppa importanza per noi; rivelarsi ai nostri cuori come l’Iddio di ogni consolazione; farci sperimentare la simpatia e l’amore fraterno dei nostri fratelli e sorelle in fede; darci l’occasione di rendere attorno a noi una testimonianza di pazienza e di sottomissione.

L’apostolo Paolo desiderava il ristabilimento di Epafrodite, suo compagno d’opera, ma non si permetteva di utilizzare il suo dono miracoloso di guarigione per sottrarlo alla prova permessa da Dio. Egli pregava con fede per il suo amico malato.

La medicina ha il suo posto, ma la preghiera e l’intercessione hanno il loro.

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