Io sono il buon pastore, e conosco le mie, e le mie conoscono me, come il Padre mi conosce e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. (Giovanni 10:14-15)
Ai tempi di Gesù, era usanza dei pastori assistere le proprie pecore all’atto del parto degli agnelli. Appena fuori dalla placenta, il pastore prendeva l’agnello e se lo poneva all’interno del suo giaccone, proprio sul cuore. Accarezzandolo gli parlava e gli assegnava un nome secondo una caratteristica propria dell’animale. L’agnello imparava, così, a riconoscere l’odoro e, soprattutto, la voce del pastore.
Gesù Cristo è il Sommo Pastore della chiesa, il buon Pastore che all’atto della “nuova nascita” di ogni redento, li custodisce sul Suo petto e con parole dolci li rassicura parlando al loro cuore.
Essa diventa così una voce inconfondibile, che determinerà la loro sicurezza e la guida per l’anima durante l’intera vita terrena. Al Suo richiamo sapremo distinguere la voce tra molte altre e ci sarà facile seguirlo lungo acque chete e i prati erbosi. Certo, i mercenari tenteranno di imitare la Sua voce per rapirci, ma non ci riusciranno perché non la riconosceremo familiare.
E tu, sai distinguere la voce del Buon Pastore in un mondo di ingannatori e speculatori?




