Egli ha il suo ventilabro in mano, ripulirà interamente la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con fuoco inestinguibile. (Matteo 3:12)
Diversi anni fa, la trebbiatura avveniva attraverso il semplice impiego del lavoro dell’uomo. Non c’erano macchinari o attrezzature particolari per facilitare questo compito. Le abitudini, poi, variavano da paese a paese. Ricordo di un modo alquanto inconsueto di separare la pula dal grano. Venivano ammucchiate le spighe in un grande spiazzo e disposte in forme quadrate. Al centro si poneva un uomo che con le redini in una mano e la frusta nell’altra guidava i muli dando inizio alla battitura. La frusta serviva per mantenere il tempo e non per picchiare i muli.
Dopo ore di lavoro l’uomo si muniva di una larga pala di legno e gettava in aria tutto l’insieme, lasciando che il vento compisse la sua opera. Il grano, essendo più pesante, ricadeva su se stesso, la paglia formava un mucchietto poco distante e la pula, la parte più leggera, si depositava ancora oltre. La pula formava il mucchio più grande ed era, normalmente, destinata al fuoco.
Il Signore paragona i malvagi alla pula portata via dal vento e la loro fine non è dissimile da quella propria della pula. Tuttavia, dopo la prima separazione fra la paglia, il grano e la pula ne seguiva un’altra: la cernita. Il grano, infatti, sembrava apparentemente pulito, ma a molti chicchi era rimasta attaccata la pula.
Con un apposito attrezzo, l’uomo riusciva a far salire in superficie i chicchi ricoperti di pula che venivano presi e strofinati tra le mani, lasciandoli puliti. Questo chiaro esempio di vita quotidiana può essere paragonato all’uomo.
A volte siamo convinti di essere puliti, di camminare lungo una strada sicura perché già percorsa da altri, siamo certi di conoscere Gesù e non ci accorgiamo che ci ricopriamo di una vana religiosità. Pieghiamoci davanti al Signore ed esaminiamoci in profondità. Lasciamogli spazio nella nostra vita così che, al tempo della messe potremo gridare con gioia: “Grazie Signore che ci hai fatti degni di entrare e di far parte del tuo granaio!”.




