Le catene dell’oblio

Il capocoppiere però non si ricordò di Giuseppe, ma lo dimenticò. (Genesi 40:23)

La dimenticanza del coppiere del faraone costò a Giuseppe altri due anni di prigione. Aveva promesso a Giuseppe di parlare in suo favore al re d’Egitto, ma una volta riabilitato, rimandò tale gesto di riconoscenza verso chi gli aveva salvato la vita e finì per dimenticarsi del tutto di lui.

A volte abbiamo fatto delle promesse anche noi che poi, però, dimentichiamo. Anzi, proprio come il coppiere non dimentichiamo soltanto le promesse, ma perfino le persone e i loro problemi. Le nostre inattese liberazioni, infatti, ci fanno spesso scordare le catene che imprigionano altri.

Queste dimenticanze, però, non sono soltanto una forma di ingratitudine verso gli uomini, ma soprattutto verso Dio che ha liberato noi. Quanto è labile la nostra memoria! Come pecchiamo spesso di ingratitudine, facendo soffrire quelli che potrebbero essere benedetti mediante il nostro intervento.

Il bene che promettiamo ci lega a precise responsabilità. Il Signore ce ne chiederà conto. Verrà il momento nel quale, dinanzi all’opera di Dio, al capo dei coppieri di Faraone tornerà in mente Giuseppe e sarà costretto ad ammettere: “Ricordo oggi le mie colpe”. Dobbiamo adempiere delle promesse anche oggi! Ne abbiamo dimenticata qualcuno?

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