Le regole morali sono fuori modo?

Il paese di Zabulon, il paese di Neftali, sulla riva del mare, la regione al di là del Giordano, la Galilea dei gentili, il popolo che giaceva nelle tenebre ha visto una grande luce, e su coloro che giacevano nella regione e nell’ombra della morte, si è levata la luce. (Matteo 4:15-16)

Sono profonde le tenebre morali del nostro mondo decristianizzato. Ultimamente una voce ufficiale è arrivata al punto di dire: “Bisogna smetterla di prendere come riferimento un ordine morale che tutti rigettano”. E fin dall’infanzia si ode il ritornello: “Fare il bene, fare il male, è per tutti uguale!”.

Le tenebre morali, sono l’accecamento della ragione e della coscienza, prodotto dall’abbandono deliberato dai principi stabiliti da Dio. Si abbassa il livello delle esigenze; si seguono senza porsi domande, le regole ammesse dalla società e si arriva al punto di chiamare il male bene.

Le tenebre morali, sono costituite dall’abbandono di Dio stesso; lo si nega, lo si dichiara morto e si conclude: “Poiché Dio non esiste, ci si può permettere qualunque cosa”.

Ebbene, non solo Dio è vivente, ma non ha per niente ammorbidito la sua legge. Gesù è venuto nel mondo, “la vera luce …, quella che … illumina ogni uomo”. Come il fascio di luce di una lampada permette di scoprire un malfattore che approfitta dell’oscurità per fare un colpo sinistro, così la vita di Gesù sulla terra rivela Dio che è luce e nello stesso tempo evidenzia l’abiezione del cuore umano.

In Cristo, la giustizia, la verità, l’amore del prossimo … hanno messo in risalto per contrasto quello che sono gli uomini ed i loro principi. Cessiamo di sottrarci alla luce divina poiché è proprio per il nostro bene che siamo così scrutati.

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