Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? (Salmi 22:1)
Il Salmo 22 incomincia con il grido di dolore che Gesù ha fatto udire nel momento in cui concludeva davanti a Dio l’espiazione dei nostri peccati.
Verso le tre, Gesù gridò: «Elì, Elì, lamà sabactanì?» che significa, «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Matteo 27:46)
Al dolore fisico, al disprezzo e alla reiezione da parte del suo popolo, si aggiungevano le sofferenze insondabili dell’abbandono da parte del suo Dio. Cosa inaudita! Lui, l’unico uomo che non aveva mai commesso peccato, era abbandonato da Dio. Eppure, Davide aveva detto:
Io sono stato fanciullo ed ora sono divenuto vecchio, ma non ho mai visto il giusto abbandonato, né la sua progenie mendicare il pane. (Salmi 37:25)
E’ un momento unico della storia del mondo: il giusto grida, Dio non risponde. Si è avvolto in una nube che la preghiera non riesce a trapassare.
Ti sei avvolto in una nuvola, perché nessuna preghiera potesse passare. (Lamentazioni 3:44)
Noi che abbiamo creduto in lui, sappiamo bene perché Dio si è distolto in quel modo dal suo Figlio diletto. E’ perché in quel momento Gesù si è fatto carico di tutti i nostri peccati come se fossero suoi, e ha accettato di subirne il castigo al nostro posto.
Poiché egli ha fatto essere peccato per noi colui che non ha conosciuto peccato, affinché noi potessimo diventare giustizia di Dio in lui. (2Corinzi 5:21)
Il ricordo di quelle ore terribili e delle sofferenze del nostro Salvatore è per ogni credente un motivo eterno di riconoscenza e di adorazione. E noi supplichiamo tutti di non passare con indifferenza davanti alla croce. Dall’atteggiamento interiore che avrete di fronte al sacrificio di Gesù Cristo dipende il vostro futuro eterno.
Abbiate in voi lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù, il quale, essendo in forma di Dio, non considerò qualcosa a cui aggrapparsi tenacemente l’essere uguale a Dio, ma svuotò se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini; e, trovato nell’esteriore simile ad un uomo, abbassò se stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce. (Filippesi 2:5-8)



