L’oro

Nessun servo può servire a due padroni; perché o odierà l’uno e amerà l’altro, o si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro; voi non potete servire a Dio e a mammona. (Luca 16:13)

L’oro, parola magica. In ogni tempo il prezioso metallo, scelto per misurare le ricchezze, è stato il simbolo di quella fortuna materiale per la quale moltitudini di uomini lottano implacabilmente.

Anche nella nostra epoca, in cui molte miniere continuano a gettarne grandi quantità sul mercato mondiale, esso conserva il suo prestigio. Invano dei moralisti, più o meno convinti, hanno condannato questa ricerca, enumerando i molteplici misfatti della sete dell’oro, i crimini che provoca.

Essere più ricchi degli altri è sovente un movente, più o meno cosciente, che anima il cuore umano. E non soltanto per vivere meglio, perché quanti ricchi diventano dei miserabili schiavi della loro fortuna? Ma ci si riterrà e si sarà considerati superiori ai propri simili.

Si sfugge questo fascino soltanto se si possiede qualcosa di migliore, se si ha qualcos’altro di più prezioso dell’oro. I saggi di questo mondo trovano spesso soddisfazioni familiari, nello studio, nell’arte, delle ragioni di vita che li distolgono dalla passione dell’oro. Queste sono, malgrado tutto, cose passeggere, anche le più rispettabili, anche le più sane.

Avere come proprio “oro”, come ricchezza della vita presente e di quella futura, l’Onnipotente stesso è il privilegio di ogni credente. Bisogna scegliere: Dio o le ricchezze. Dov’è il nostro tesoro?

Se ritorni all’Onnipotente, sarai ristabilito; se allontani dalle tue tende l’iniquità e getti l’oro nella polvere e l’oro d’Ofir tra i sassi del torrente, allora l’Onnipotente sarà il tuo oro, il tuo tesoro d’argento. (Giobbe 22:23-25)

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