Samuele disse: «Il SIGNORE gradisce forse gli olocausti e i sacrifici quanto l’ubbidire alla sua voce? No, l’ubbidire è meglio del sacrificio, dare ascolto vale più che il grasso dei montoni; infatti la ribellione è come il peccato della divinazione, e l’ostinatezza è come l’adorazione degli idoli e degli dèi domestici. Poiché tu hai rigettato la parola del SIGNORE, anch’egli ti rigetta come re». (1 Samuele 15:22-23)
Il verso sopra citato si riferisce all’ennesima disubbidienza che Saul commise all’ordine di Dio di distruggere totalmente il popolo Amalekita che si era opposto ad Israele quando uscì dall’Egitto e vagava nel deserto. Dio promise di far guerra ad Amalek di generazione in generazione (vedi Esodo 17:16).
Saul, invece, lasciò in vita il re Amalek, e il meglio delle pecore e dei buoi, per farne dei sacrifici all’Eterno. Ciò non fu gradito da Dio. Eppure le intenzioni sembrano delle migliori.
Tante volte vogliamo ragionare sul da farsi con il nostro metodo di misura, invece di ubbidire totalmente al comando che Dio ci ha dato. I sacrifici, nell’Antico Testamento, venivano offerti soprattutto per il perdono dei peccati. Infatti la morte di Gesù alla croce viene chiamata “il sacrificio perfetto”, e grazie a questa offerta perfetta noi tutti che crediamo siamo perdonati.
Samuele riprende Saul dicendo: “L’ubbidire è meglio del sacrificio”. Sì, se il popolo ubbidisce non ha bisogno di offrire l’olocausto a Dio, perché quando si ubbidisce non si pecca. Ricorda, pentirsi è buono, ma ubbidire vale molto di più!
D.G.




